Come i cartoon della nostra infanzia ci hanno insegnato a stare nel mondo
(e cosa rischiamo di dimenticare oggi)
Stamattina, quasi per caso, mi sono ritrovato a rivedere UFO Robot Grendizer.
Dopo anni.
E non è stata la nostalgia a colpirmi, ma un dettaglio minuscolo, quasi ridicolo agli occhi di oggi:
Goldrake non aveva cinture di sicurezza.
Né dispositivi di protezione.
Né sedili ammortizzati.

A ogni colpo ricevuto, Actarus veniva sbalzato in avanti, contro la consolle di comando.
Il corpo prendeva l’impatto. Sempre.
Ed è da lì che è partito tutto il pensiero.
Non era una dimenticanza: era un linguaggio
Quel Goldrake “insicuro” non era figlio di un errore progettuale o di ingenuità narrativa.
Era figlio del suo tempo.
Negli anni ’70 la fantasia non nasceva in laboratorio, ma partiva dalla realtà:
- il mondo non era sicuro
- la tecnologia aiutava, ma non salvava
- l’eroe non era protetto dal sistema
Goldrake non serviva a rassicurare.
Serviva a resistere.
Il messaggio, mai dichiarato ma potentissimo, era semplice:
anche con la tecnologia, il mondo può farti male.
Le cinture di sicurezza non erano ancora obbligatorie e si stavano iniziando a diffondere e gli Airbag non erano ancora neanche inventati.

Candy e Heidi: crescere significava perdere
Lo stesso linguaggio attraversava altri personaggi della nostra infanzia.
In Candy Candy si perdeva tutto:
- affetti
- certezze
- sogni
La sofferenza non era un passaggio educativo spiegato:
era parte integrante del racconto.

In Heidi il mondo adulto era spesso:
- rigido
- ingiusto
- incapace di capire
Nessuno ti spiegava come sentirti.
Nessuno mediava il dolore.
Si mostrava la vita. E bastava.
Quei cartoon non proteggevano emotivamente.
Preparavano alla complessità.

Se Goldrake nascesse oggi
Da qui la domanda inevitabile:
come sarebbero oggi i personaggi della nostra infanzia?
Il Goldrake contemporaneo avrebbe probabilmente:
- una cabina iper-tecnologica
- protezioni biomeccaniche totali
- interfacce neurali
- un’AI predittiva
- forse persino il controllo remoto

Non più botte sulla consolle.
Non più corpo esposto.
Non più errore non mediato.
Il messaggio cambierebbe radicalmente:
la tecnologia serve a evitare il colpo, non a reggerlo.

Dalle cinture mancanti alla differenziata spiegata
Il salto culturale diventa evidente se guardiamo ai cartoon di oggi.
In Peppa Pig:
- il mondo è ordinato
- l’adulto spiega
- l’errore è leggero
- il comportamento corretto è insegnato

Dalle cinture di sicurezza assenti di Goldrake alla raccolta differenziata spiegata di Peppa Pig.
Non è una critica.
È una constatazione.
Siamo passati:
- dal resistere
- al prevenire
- dal subire
- allo spiegare

Come ci hanno influenzato
I cartoon della nostra infanzia ci hanno insegnato che:
- la vita non era sempre giusta
- il dolore esisteva
- l’errore formava
- l’eroe era umano
Quelli di oggi insegnano che:
- il rischio va ridotto
- il comportamento va guidato
- il sistema funziona
- la tecnologia aiuta
Due educazioni.
Due mondi.

La vera domanda: scegliere o affidarsi?
Se io sono anche il risultato di Goldrake senza cinture, di Candy che perdeva tutto, di Heidi che soffriva in silenzio, allora una domanda diventa inevitabile.
Come saranno gli adulti di domani, cresciuti con Peppa Pig come primo insegnante del mondo?

Saranno più educati.
Più rispettosi delle regole.
Più consapevoli dei comportamenti corretti.
Ma quando il mondo non funzionerà, quando la verità sarà confusa, quando un’accusa diventerà notizia prima di essere verificata…

sapremo se saranno capaci di scegliere?
Guarderanno le persone o si fideranno dei racconti?
Sapranno distinguere un fatto da una fake news?
Difenderanno un amico accusato ingiustamente o lo emargineranno per paura, per conformismo, per quieto vivere?
Perché c’è una differenza sottile ma decisiva tra:
- essere educati
- ed essere addestrati

Quando la giustizia è scomoda
La vera educazione non si misura quando tutto è chiaro, spiegato e corretto.
Si misura quando:
- il giudizio va sospeso
- la verità è scomoda
- stare dalla parte giusta ha un costo
Goldrake non insegnava a giudicare.
Insegnava a restare ai comandi sotto pressione.

E forse la domanda finale non è quali cartoon guardano i bambini oggi, ma se stiamo crescendo adulti capaci di dire:
“Aspettiamo.
Ascoltiamo.
Non distruggiamo una persona solo perché qualcuno lo ha detto.”
Le cinture di sicurezza salvano il corpo.
L’educazione civica migliora la convivenza.
Ma è il pensiero critico che salva la libertà.
E quello — ieri come oggi — non lo insegna nessun cartone animato.

Forse oggi non abbiamo più bisogno di eroi che combattono mostri venuti dallo spazio.
Forse abbiamo bisogno di qualcosa di più raro e più difficile:
un eroe che resti, che non abbandoni un amico quando arriva l’accusa, che non si lasci trascinare dal rumore, che non confonda una notizia con una verità.
Un eroe capace di difenderci non solo dai nemici, ma dalle scorciatoie del giudizio, dalle fake news, dall’abitudine a credere prima ancora di capire.
Un eroe che ci aiuti a guardare le persone, non le etichette.
Che ci ricordi che la giustizia non è un titolo, ma un percorso.
Forse è tempo di immaginare un nuovo tipo di eroe.
Uno che non alzi la voce, ma tenga accesa la coscienza.
Le immagini di Goldrake in versione moderna e le altre presenti nell’articolo sono state generate con il supporto dell’intelligenza artificiale di ChatGPT, come esercizio di reinterpretazione contemporanea di un mito dell’infanzia, per riflettere su come sono cambiati il linguaggio, i messaggi e le responsabilità del racconto nel tempo.

Altri articoli
Niscemi, lo Stato c’è. Però…
IL NUOVO FUTURO DELL’ANATRA ZOPPA A TORINO. ALLE BATTUTE FINALI I LAVORI DI TRASFORMAZIONE
All’Acquario Biosfera di Parma la presentazione del libro “L’avvocato degli animali”