7 Settembre 2026

Zarabazà

Solo buone notizie

Il lago che doveva morire (e invece danza)

Solo lo scorso anno, ambientalisti estremi e profeti permanenti del collasso avevano già celebrato il funerale del Lago di Pergusa.
Titoli, post indignati, allarmi gridati: “Il lago è morto”, “ecosistema compromesso”, “patrimonio ambientale perduto”.

E invece.

Pergusa è qui.
Viva.
Abitata.
Attraversata da fenicotteri che camminano sull’acqua come se il tempo non avesse fretta.

Altro che “vavaluci co sucu”.

Le immagini di questi giorni raccontano più di qualsiasi slogan: stormi presenti, gesti lenti, equilibri fragili ma reali. Non una cartolina, ma un sistema che resiste, come ha sempre fatto.

La natura non risponde ai comunicati stampa.
Non segue le mode.
Non ha bisogno di certificazioni emotive.

Il mondo – spiace deludere gli urlatori sinistrosi del malessere globaleci sopravvivrà.
Con o senza hashtag.
Con o senza indignazione programmata.

E no, non è un invito a ignorare i problemi.
È l’esatto contrario: è un invito a guardarli davvero, senza trasformarli in spettacolo.

Quando il mito sconfigge il rumore

C’è un dettaglio che sfugge a chi ha fretta di dichiarare la fine di tutto: Pergusa non è solo un lago, è un luogo mitologico.

Secondo la tradizione, è qui che Persefone fu rapita da Ade, dando origine al dolore di Demetra e al ciclo eterno delle stagioni:
morte e rinascita, scomparsa e ritorno, inverno e primavera.

Il mito, a differenza delle indignazioni social, non urla mai.
Aspetta.
Torna.
Si compie.

Forse è questo che infastidisce di più: Pergusa non collassa, cicla.
Non muore, si trasforma.
Non obbedisce alle narrazioni catastrofiche, le attraversa.

Il mito è ancora qui.
I fenicotteri anche.
Gli allarmi a scadenza, invece, passano.

Forse resteremo tra i pochi a dirlo.
Forse saremo “i soli a commentarlo”.
Va bene così.

Perché mentre qualcuno annunciava la fine,
a Pergusa la vita stava semplicemente continuando.

In silenzio.
Con grazia.
Senza chiedere applausi.