8 Dicembre 2025

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Annamaria Farricelli, tra profondità letteraria e stima accademica

Le  pubblicazioni in carriera di Annamaria Farricelli sono numerose, come del resto i riconoscimenti letterari ricevuti. L’ultimo annunciato alla stampa le e’ stato assegnato dalla Fondazione La Sponda ETS, in sinergia con l’Accademia Internazionale La Sponda. Il Premio nasce con una motivazione chiara e ambiziosa: “L’esaltazione dell’attività di chi opera con alto impegno, prestigio e professionalità per avvicinare, anche sul piano umano, personalità della Cultura, dell’Arte, della Fede, del Lavoro e della Salute in un’atmosfera di amicizia, per un discorso di apertura sociale e di civiltà”. La premiazione a Roma, il 21 novembre 2025 presso l’Accademia di Storia dell’Arte Sanitaria (Sala Alessandrina) –  Lungotevere in Sassia 3° – riconosce anche il grande contributo culturale della Farricelli alla letteratura contemporanea. La Giuria d’onore, presieduta da S.E. Mons. Prof. Gianfranco Girotti, ha selezionato personalità di spicco, italiane e internazionali, che si sono distinte per eccellenza e impegno in vari settori. Annamaria Farricelli ha un’ opera poetica che esplora i livelli più profondi dell’anima, affrontando temi come i ricordi, le emozioni, le gioie, i dolori, le rinunce, ma anche il desiderio di rinascita e di speranza. L’ultimo lavoro uscito da poco e’ “In un soffio d’amore” (Edizioni We), romanzo che potremmo definire a metà tra il saggio ed il racconto, che esplora come la solidarietà e l’umanità del passato si scontrino con l’individualismo e la solitudine dell’era digitale, suggerendo la necessità di una rivoluzione della speranza e un nuovo umanesimo.

Guardando ai premi ricevuti (ad esempio il Premio Internazionale Letteratura Spoleto Art nel Settembre 2025 per “Abyssum” e il podio  al  Premio Internazionale Montefiore nell’Ottobre 2025), si sente più motivata alla competizione letteraria oppure dalla condivisione e dal riconoscimento dalla comunità poetica? Come vive per sé questi momenti?

I premi per me non rappresentano trofei da esibire, ma fenditure luminose attraverso cui l’animo intravede se stessa. Quando, nel Settembre 2025,  “Abyssum” ha risuonato tra le voci del Premio Internazionale di Letteratura Spoleto Art, e poi, il suo nome, nell’Ottobre dello stesso anno, è salito sul podio di Montefiore, non ho avvertito l’eco della competizione, non l’avverto mai, bensì un respiro collettivo: quello della parola che si fa ponte, abbraccio, silenziosa alleanza. In questi momenti non è la vittoria a vibrare, ma la conferma che la poesia, fragile e insondabile, trova ancora casa nel cuore di chi ascolta. Vivo ogni riconoscimento come  un atto di gratitudine verso la vita che la abita e la ferisce, come un riflesso dell’ abisso che esplora con voce tremante e sincera. Più che misurarmi con altri, ciò che vivo con intensità emotiva è condividere il mio viaggio, quel passo invisibile che conduce dal dolore alla luce, dalla solitudine al canto comune.

La sua opera porta al centro anche la figura della donna, spesso come voce che attraversa difficoltà o si riscopre. In che modo la sua esperienza di donna, e scrittrice donna, ha influenzato la sua poetica, e quali differenze sente nel panorama letterario attuale rispetto a quanto ha iniziato? 

Essere donna per me è un atto di resistenza e di rinascita: un continuo attraversare ombre e soglie per ritrovare la mia voce. La mia poetica nasce da questa tensione, da un corpo e un’anima che imparano a farsi parola senza chiedere permesso. Nei primi anni, scrivere da donna significava spesso sfidare il silenzio, ingoiare le lacrime, sussurrare in un coro che lasciava poco spazio all’intimità femminile. Oggi, invece, Annamaria percepisce un vento diverso: la poesia delle donne non è più soltanto eco, ma origine; non è più confessione, ma visione. L’esperienza l’ha portata a intrecciare vulnerabilità e forza, grazia e ferita, come tessuti della stessa veste. Nella contemporaneità sente che la parola femminile ha smesso di giustificarsi, osa, sconfina, reclama la propria verticalità. Così, ora, Annamaria, non parla di sé, ma attraverso di sé: ogni verso diventa un rito di libertà, memoria di tutte le donne che ancora cercano la propria voce nel mondo, e quel silenzio che ho sempre portato dentro di me, ora è l’eco di ogni donna.

Quali sono i prossimi appuntamenti, presentazioni, festival, nuovi lavori in uscita, in programma per lei? E cosa ci possiamo attendere nel suo prossimo calendario letterario per il prossimo anno?

Non amo molto anticipare i miei programmi futuri, anche perché i miei percorsi e i miei vissuti lasciano sempre dubbi alle programmazioni senza reale ricaduta. Intanto sono orgogliosa che a breve sarò protagonista del premio Fontane di Roma 2025. A Gennaio 2026 avrò un riconoscimento all’interno di Storie di Donne, alla XI edizione;  a Febbraio 2026 , con il mio nuovo saggio narrativo “In un Soffio d’Amore” sarò ospite di Casa Sanremo Writers.  Sono inoltre in programma presentazioni dei miei testi un po’ in giro per l’Italia, da Comiso a Venezia. A Marzo 2026 sarò a Melegnano per ricevere le 100 copie della mia nuova silloge poetica “Verso l’alto, ancora”, una pubblicazione gratuita come premio del Primo Podio Poetico  del Concorso del Club degli Autori 2025. Ora non posso andare oltre, spero solo di continuare a sognare e a far sognare con respiri profondi ma pregni di serenità e bellezza interiore, trasformando l’abisso che dona parola non come ostacolo, ma sorgente limpida e cristallina.

Guardando al futuro, come donna e come letterata, cosa si augura per il 2026?  Quale meta professionale spera di raggiungere nei prossimi dodici mesi?

Per il nuovo anno credo che continuerò a guardare avanti con la dolce  fermezza di chi ha imparato a convivere e credere nella propria voce. Come donna, mi auguro un anno di autenticità: che ogni parola sia radice e respiro, che la scrittura continui a salvarmi e a donarmi agli altri. Come letterata, sogno un approdo silenzioso ma profondo, di sicuro una nuova silloge poetica dal Club degli Autori di Milano; sono al lavoro per una nuova stesura letteraria, ma non dico altro. Mi auguro che le mie parole scritte incontrino occhi nuovi anche nel 2026, e cuori disposti ad ascoltare senza giudizio, in quella sacra reciprocità tra chi scrive e chi accoglie. Nei prossimi dodici mesi spero di varcare un confine invisibile: non quello del successo, ma della verità. Che la parola diventi orizzonte, casa, presenza. E nell’abisso ritrovi, ancora una volta, la luce.

Se potesse dare un consiglio a giovani poeti e poetesse che vivono un proprio “abisso” interiore, un dolore o un’assenza, cosa direbbe loro? Qual è il suo invito alla creazione poetica in momenti difficili?

Se dovessi parlare a chi porta nel cuore un abisso, direi: non fuggite dalle vostre voragini, ascoltatele. Là dentro, tra il silenzio ed il dolore, si nascondono parole che nessun lume di superficie potrebbe illuminare. Scrivere è come scendere senza corda, sentire il freddo della mancanza e restare tremanti, fino a scorgere una scintilla. Non cercate consolazione facile: cercate verità, anche rugosa, anche crudele. Ogni lacrima può diventare verso, ogni vuoto una rima. Non temete di cadere: la poesia non salva, ma trasforma, e nel gesto stesso di scrivere il vostro abisso si fa ponte fragile, ma reale, tra ciò che siete e che ancora non sapete di essere.