12 Dicembre 2025

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Giorgia Ferrero: “Sul palco cerco sempre la verità, come nella vita”

Ha iniziato fin da piccolissima a danzare, prima frequentando corsi di ginnastica artistica e successivamente di danza moderna. Negli anni, per un grave problema al ginocchio, abbandonerà. Dopo essersi diplomata alla Scuola D’Arte “Jona Ottolenghi” di Acqui Terme si trasferisce a Milano. È proprio qui che nasce il suo amore per il teatro, decidendo così di iscriversi ad un corso di recitazione presso “Il Centro Teatro Attivo”, diretto da Nicoletta Ramorino. Nel 2002 si trasferisce a Roma e dopo aver superato un provino entra all’ “International Acting School” diretta da Giorgina Cantalini, dove consegue il diploma dopo 3 anni. Studia il metodo Stanislavskij- Strasberg che diventerà fondamentale per la sua carriera artistica. Tra i vari insegnanti, alcuni anche di livello internazionale: Francesco Randazzo, Alessio Bergamo, Lena Lessing, Margarete Assmuth, Giovanna Summo, Teri Weikel.  Proseguirà i suoi studi con Vincenzo Attingenti e Michael Margotta (Actor’s Center) e poi con la coach americana Ivana Chubbuck. Il suo debutto in teatro avviene con lo spettacolo “Confusioni”, di Alan Ayckbourn nel ruolo di Polly con la regia di Valentina Garavaglia presso il Teatro Wagner di Milano. Nel 2005 viene scelta dalla regista iraniana Shahroo Kheradmand, per interpretare il ruolo di Liza ne “Il Terrorista” tratto da I Demoni di Dostoevskij, con più di 20 repliche al Teatro Sala Uno (oggi Teatro Basilica). Tra gli altri spettacoli ricordiamo: “Generation” (Omaggio ad Andy Warhol) con la regia della danzatrice Giovanna Summo. “Il Sogno”, di A. Strindberg e “Santa Giovanna dei macellli” di B. Brecht con la regia di Giorgina Cantalini. “Vernissage” al Eudis Teatro di Carpi. “Passione secondo Matteo” di J.S. Bach con la regia di Alessio Bergamo. “La Tempesta” di W. Shakespeare con la regia di Matteo Tarasco presso il Chiostro di San Giovanni a Siracusa.Da sempre dalla parte dei diritti in difesa delle donne, è così che nasce lo spettacolo contro la violenza sulle donne “Labirinti del male”. Qui interpreta un duplice ruolo: il carnefice e la vittima. Uno spettacolo molto importante per dare voce a tutte quelle donne che purtroppo, oggi, non possono più farlo.  In scena con lei il Generale Luciano Garofano, la drammaturgia è di Elisa Barbieri con la regia di Alessandro Molinari. Uno spettacolo che ha debuttato nel 2012 al Teatro Asioli di Correggio; ultimamente andato in scena al Teatro delle Briciole di Parma e al Teatro Jenco di Viareggio. Per quanto riguarda il cinema, viene scoperta dal regista Maurizio Sciarra su un set di un cortometraggio e sarà proprio lui a farla debuttare al cinema con il film “Quale amore” insieme a Giorgio Pasotti , Vanessa Incontrada , Foa e Maria Schneider. E’ del 2008 il film “Amore che vieni, amore che vai” di Daniele Costantini tratto dal romanzo “Un destino ridicolo” scritto da Fabrizi o De Andrè e ambientato nella Genova degli anni 60. Qui interpreta Antonia, una prostituta ligure realmente esistita insieme a Donatella Finocchiaro, Tosca D’Aquino, Fausto Paravidino, Massimo Popolizio. Nel 2012, Paolo Sorrentino la sceglie per far parte del cast de “La Grande Bellezza”, dopo aver superato tre provini. Il film dopo aver vinto numerosi Premi in tutto il mondo, nel 2014 vince L’Oscar come Migliore Film Straniero. E’ nel 2015 che entra nella famosa soap opera partenopea “Un posto al sole”. Interpreta Martina Landi, un personaggio complesso e sfaccettato che sarà ricorrente fino al 2016. Nel 2023 la vede protagonista del Videoclip di Madame “Il bene nel male” con la regia di Martina Pastori. Attualmente vive a Roma.

Chi è Giorgia Ferrero?


Giorgia Ferrero ancor prima di essere un’attrice, é una donna determinata, molto curiosa della vita, ambiziosa, testarda e fragile al contempo. Severa con sé stessa (a volte anche troppo) ma è proprio grazie a questo lato caratteriale che le ha permesso di non accontentarsi mai. Sempre alla ricerca di nuovi stimoli per migliorarsi e diventare un’artista migliore.

Hai iniziato il tuo percorso artistico con la danza, ma un grave problema al ginocchio ti ha costretta a interrompere. Quanto ha inciso quell’esperienza nel tuo modo di vivere oggi la scena e il corpo come strumento espressivo?

Ho iniziato a fare ginnastica artistica fin da piccolissima, dopo è seguita la danza moderna. Molto probabilmente se non avessi avuto un grave problema al ginocchio, sarei diventata una ginnasta. Ancora oggi posso ricordare il suono di quel pavimento in gomma quando prendevo la rincorsa e saltavo. Indubbiamente h a inciso molto sulla mia fisicità e anche nella ricerca espressiva dei diversi linguaggi ossia quello teatrale e cinematografico. Più nella coralità del teatro che è simile alla danza.

A Milano nasce il tuo amore per il teatro: ricordi un momento preciso o un incontro che ti ha fatto capire che quella sarebbe stata la tua strada?

 Si, ho un ricordo molto preciso. Un giorno, a Milano, stavo facendo un servizio fotografico per una rivista. Erano scatti che raccontavano qualcosa, una storia, e mi resi conto che avevo bisogno della parola. Da quel giorno decisi di studiare recitazione e lasciare il mondo della moda. Studiai due anni a Milano e poi mi trasferii a Roma.

La formazione con maestri come Giorgina Cantalini e Ivana Chubbuck ha segnato la tua crescita professionale. Cosa ti hanno insegnato di più sul mestiere dell’attore e sull’approccio emotivo ai personaggi?

 Ho avuto diversi maestri che hanno segnato il mio percorso artistico. Giorgina Cantalini è stata indubbiamente la prima : all’epoca era direttrice dell’International Acting School Rome, la scuola dove mi diplomai come attrice. Ivana Chubbuck l’ho conosciuta invece e frequentato i suoi workshop qui a Roma, molti anni dopo. Entrambe mi hanno insegnato a lavorare sodo, a non accontentarmi e dire sempre la verità su un palcoscenico o davanti alla macchina da presa. A fare ricerca e lavorare anche sul più piccolo dettaglio durante la costruzione di un personaggio.

Il tuo debutto teatrale con “Confusioni” e le successive esperienze con testi di Strindberg, Brecht e Shakespeare mostrano una grande versatilità. Qual è il ruolo che più ti ha messo alla prova e perché?

Forse quello che più mi ha messo alla una prova e che qui non hai citato, é quando ho interpretato Liza ne “Il Terrorista” tratto da I Demoni di Dostoevskij con la regia di Shahroo Kheradmand. Anche se non é tra i protagonisti principali gioca un ruolo significativo nella trama del testo. Ricordo che in quelle 21 repliche qui a Roma trovai la sua fragilità nelle gambe del personaggio, nel modo in cui entravo in scena. Liza una donna innamorata di un uomo col quale ha un rapporto ambiguo e tormentato ,è vittima di manipolazione. Essendo molto giovane avevo paura interpretarlo perché non so se sarei stata all’altezza.

Con “Labirinti del male” ti sei fatta portavoce di un tema forte e doloroso, quello della violenza sulle donne. Come hai affrontato emotivamente un progetto tanto intenso e che tipo di reazione hai riscontrato nel pubblico?

Labirinti del male” é uno spettacolo che ho visto nascere. Ne ho seguito fin dall’inizio la stesura del testo scritto dalla drammaturga Elisa Barbieri. Il tema della violenza sulle donne é un tema a me caro e purtroppo sempre più attuale. In questo spettacolo interpreto sia la vittima che il carnefice ed é una dura prova ad ogni replica. In scena con me c’è il Generale Luciano Garofano. Mi sono documentata tantissimo prima di portarlo in scena così come sono riuscita a parlare con alcune donne che hanno subito violenza. Sono dieci anni che lo portiamo nei teatri italiani ed é sempre di forte impatto sul pubblico perché alterna momenti di recitazione, video e interventi didattici. La regia è affidata al visionario Alessandro Molinari. Ricordo che in una delle ultime date a Parma, alla fine il pubblico era come congelato, immobile, non riusciva ad alzarsi.

Il tuo debutto cinematografico con Maurizio Sciarra e poi la collaborazione con Paolo Sorrentino ne La grande bellezza rappresentano tappe fondamentali. Cosa ti ha lasciato quell’esperienza, anche sul piano umano?

Lavorare con Paolo Sorrentino è sempre stato uno dei miei sogni. La mia agente dell’epoca mi disse che stava preparando un nuovo film, così partecipai ai provini. Feci tre provini con Paolo prima di essere scelta. Nel film interpreto una ” Ammiratrice di Jep”, una donna che partecipa alle feste e che é innamorata del protagonista . Paolo mi disse di pensare a Sabina Began, l’Ape Regina di Berlusconi. Avevo anche una lunga battuta che lei rilasciò durante un’intervista. Purtroppo tutto quel piano sequenza venne tagliato. Oltre ad essere un set gigantesco ho incontrato delle persone alle quali sono ancora legata tutt’oggi.

In televisione sei entrata nel cuore del pubblico con “Un posto al sole”. Quali sono, secondo te, le sfide e le differenze principali tra recitare davanti a una macchina da presa e calcare le tavole del palcoscenico?

“Un Posto al sole” è stata una parentesi importante della mia carriera. Mi sono divertita molto ad interpretare una “cattiva”, interpretava Martina Landi. La Rai di Napoli è diventata quasi una famiglia e ho anche abitato a Napoli per tre anni. Una città che amo particolarmente. C’è un’enorme differenza tra i due modi di recitare. Davanti alla macchina da presa non puoi mentire perché capta ogni cosa, quasi come fosse una radiografia. Quindi meno si fa e meglio è anche se interiormente devi essere carico. Come sappiamo al cinema c’è la possibilità di fare tanti ciak e potrebbe sembrare più facile rispetto al teatro ma, a mio avviso, non é così. Non si gira mai la prima scena il primo giorno di riprese. Invece può capitare che tu debba girare il primo giorno la scena centrale della sceneggiatura e sta lì la bravura di un attore. Devi portare tutto quello che è successo prima in quella scena anche se per te, può essere il primo giorno di set. In teatro cambia la qualità del gesto e il modo di portare la voce. Anche qui il pubblico se non dici la verità se ne accorge e poi la sua energia é unica. L’andamento di una serata é sempre diversa proprio anche grazie a quanto scambio c’è tra te e il pubblico.

Di recente sei apparsa nel videoclip di Madame Il bene nel male. Cosa ti ha affascinato di questa collaborazione e come ti sei rapportata al linguaggio del videoclip musicale rispetto a quello teatrale o cinematografico?

Sono stata molto felice di essere scelta da Madame, su una rosa di 20 attrici. Anni prima, durante il covid, feci diversi selftape per vari progetti. Un giovane produttore si ricordò di un mio provino e diede il mio nome alla produzione del futuro videoclip. Madame la seguivo e la stimavo da tempo. Il videoclip viene girato in contemporanea con la musica, dove il cantante canta in playback e la regista ti dirige, ti può parlare anche mentre stai girando. Questa è, direi, l’unica differenza con il cinema. Esserne la protagonista é stato un grande onore.