18 Agosto 2026

Zarabazà

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Santino Corso, ha ispirato alle sue radici siciliane, alla cucina a km zero che celebra ingredienti poveri e autentici del Mediterraneo, e alle sue visioni future di innovazione equilibrata e rispettosa della tradizione.

CHEF SANTINO CORSO

Questo motto evoca il simbolo della “strummula” (la trottola, emblema del suo ristorante e di un movimento perpetuo), il rispetto per la Sicilia mediterranea con i suoi elementi naturali, e un sguardo al futuro attraverso l’evoluzione creativa dei piatti, senza eccessi ma con cuore autentico.

Santino Corso nasce sotto il sole cocente di Palermo nel 1988, in una Sicilia che profumava di limoni e sale marino, nel 1991. Fin da bambino, le sue mani erano destinate a creare: non con mattoni o pennelli, ma con ingredienti che la terra e il mare gli offrivano generosamente.

SANTINO CORSO CON LA BELLISSIMA FIGLIA ” PICCOLE CHEF CRESCONO”!

Cresciuto in una famiglia modesta, dove la nonna impastava pane con le mani segnate dal tempo e il padre restauratore di barche e pescherecci tornava dal porto, Santino imparò presto che il cibo non era solo nutrimento, ma un ponte tra anime.

Ogni pasto era una storia: di fatica, di amore, di radici che affondavano profonde nel suolo vulcanico dell’isola. Ma il giovane Santino sentiva un richiamo più grande. La Sicilia, con la sua bellezza selvaggia, gli sembrava a volte una gabbia dorata. Voleva esplorare, imparare, trasformare quel fuoco interiore in qualcosa di unico.

Così, a vent’anni, partì per Palermo, dove entrò nelle cucine di luoghi iconici come La Scuderia, Villa Igiea e il Charleston di Mondello. Lì, tra vapori di brodi e clangori di pentole, assorbì la maestria di chef che vedevano la cucina come un’arte viva. Erano mentori severi, che gli insegnavano non solo tecniche, ma resilienza:

“Il piatto perfetto nasce dal fallimento”, gli ripetevano, mentre lui bruciava salse e rifaceva impasti fino all’alba. Il mondo lo chiamava oltre il Mediterraneo. Londra divenne la sua prossima tappa, una città grigia e frenetica che contrastava con i colori vividi della sua isola.

Lavorò al Roux at Parliament Square, sotto l’ombra di Michel Roux, un gigante della gastronomia che gli insegnò l’eleganza della precisione francese. Poi al Plateau, dove imparò a bilanciare sapori audaci, e all’Hotel du Vin Tunbridge Wells, dove affinò l’arte dell’ospitalità.

LA SIMPATICA MOGLIE LUCIANA VALIDISSIMA MANAGER DEL RISTORANTE E DELLA STRUTTURA DELL’HOTEL E PARTNER ESSENZIALE DEL MARITO DI SANTINO

Erano anni di solitudine e crescita: notti insonni in cucine affollate, lontananza dalla famiglia, il peso di essere un “siciliano” in un mondo che spesso lo vedeva come esotico. Santino provava nostalgia per il mare di Porticello, per il suono delle onde che lambivano le barche dei pescatori.

Ma ogni esperienza era un seme: imparava a fondere tradizioni siciliane con influenze globali, a trasformare ingredienti poveri in sinfonie di gusto. Dentro di sé, però, cresceva un vuoto: “Sto cucinando per gli altri, ma chi sono io?”, si chiedeva nei momenti di quiete.

Nel 2017, un lampo di destino: vinse una competizione nazionale con uno spaghetto dolce ispirato alla cassata siciliana, modellato come una strummula, la trottola che i bambini facevano girare per le strade di Paalermo. Fu un trionfo, ma anche un segno. “È ora di tornare”, pensò. La Sicilia lo richiamava, con le sue ferite e le sue meraviglie.

Tornato a Palermo, Santino cercava un posto suo, un rifugio dove poter esprimere l’anima dell’isola senza compromessi. Fu allora che scoprì Il Borgo di Ciàula, un antico palazzo nobiliare affacciato sul mare di Santa Flavia, vicino al borgo marinaro di Porticello.

L’edificio, intriso di storia qui Luigi Pirandello aveva trovato ispirazione per le sue novelle, e Giuseppe Tornatore aveva girato scene di Baarìa era caduto in disuso, un gigante addormentato che attendeva di essere risvegliato. Con coraggio e visione, Santino rilevò la struttura, trasformandola in un hotel con ristorante annesso.

Non fu facile: debiti da affrontare, ristrutturazioni che prosciugavano energie, notti in cui dubitava di sé. Ma al suo fianco c’era Luciana, la moglie, donna amorevole e meravigliosa che gestiva la sala con grazia materna, e una squadra fedele: il sous-chef Ernesto, la pastry chef Miriam.

Insieme, crearono La Strummula, nome omaggio a quella trottola infantile, simbolo di un movimento perpetuo tra passato e futuro. Santino piantò un orto nei pressi dell’hotel, per una cucina a km zero: pomodori datterini baciati dal sole, erbe aromatiche che profumavano di thyme e basilico, pesce comprato all’alba dai pescatori locali.

La sua cucina divenne un atto d’amore empatico verso la Sicilia. Piatti come “Il Mare nell’Orto” un’armonia di verdure e frutti di mare raccontavano la lotta dei contadini e dei marinai. Lo spaghetto ai ricci evocava le onde impetuose, mentre il tortello fresco parlava di mani che impastano con pazienza.

Non mirava a stelle Michelin, Santino; voleva toccare i cuori. “Il cibo deve confortare, non impressionare”, diceva ai suoi ospiti, mentre serviva la sua strummula dolce: pistacchio intrecciato come fili di memoria, ricotta soffice come un abbraccio, arancia candita che esplodeva di agrumi siciliani.

Oggi, Il Borgo di Ciàula è un’oasi: camere che guardano il mare, una cantina scavata nella roccia, un ristorante dove ogni pasto è un dialogo profondo con l’anima dell’isola. Santino, con le mani segnate da tagli e ustioni, guarda l’orizzonte e sorride.

Ha trovato il suo equilibrio: tra viaggi lontani e radici vicine, tra sfide superate e sogni ancora da inseguire. In lui, la Sicilia vive, empatica e profonda, un’eterna trottola che gira, gira, senza mai fermarsi.

Mentre Il Borgo di Ciàula fioriva, Santino Corso sentiva che il suo viaggio non era ancora completo. Ogni sera, osservando il mare di Santa Flavia tingersi d’oro al tramonto, percepiva un’energia nuova, un richiamo a spingersi oltre, non solo per sé, ma per la sua Sicilia.

IL SOGNO DI SANTINO: LA STRUMMULA ERRANTE!

La Strummula non era solo un ristorante: era un manifesto, un sogno che poteva crescere, trasformarsi, ispirare il mondo. Santino Corso accarezzava un sogno. Il suo ristorante, La Strummula, non era solo un luogo dove i sapori della Sicilia prendevano vita; era il seme di un’idea più grande, un’utopia che lo teneva sveglio la notte.

La Strummula Errante, una nave un antico peschereccio restaurato che avrebbe navigato il Mediterraneo, portando il festival in ogni porto. La nave, decorata con mosaici ispirati ai miti siciliani: una trottola galleggiante che univa popoli attraverso il cibo.

Santino immaginava La Strummula come una nave, non di legno o acciaio, ma di sogni e sapori, capace di solcare il Mediterraneo per unire popoli, culture e tradizioni enogastronomiche sotto un’unica bandiera: quella del gusto e della condivisione. Un progetto sulle tradizioni culinarie del Mediterraneo, un racconto col sapore del mare e il tortello fresco che custodiva il profumo dei campi siciliani.

Santino crede che la sua cucina non è solo cibo. È una storia universale. Deve viaggiare oltre queste mura, oltre la Sicilia, nelle acque del Mediterraneo, in tutti i popoli che bagnano questo meraviglioso mare”. Un Sogno e un’idea audace!

L’idea di Santino è di creare un festival internazionale, La Strummula del Mediterraneo, un evento che avrebbe portato a Santa Flavia chef, contadini, pescatori e artisti da ogni angolo del Mediterraneo dalla Grecia al Marocco, dal Libano alla Spagna.

Ma non sarebbe stato un semplice festival gastronomico. Santino immaginava qualcosa di più grande: un movimento per preservare le tradizioni culinarie minacciate dalla globalizzazione, dando voce alle comunità locali, ai piccoli produttori, alle mani invisibili che coltivavano la terra e pescavano il mare. Ogni piatto sarebbe stato un atto di resistenza culturale, un ponte tra passato e futuro.

Il sogno di Santino è di trasformare Il Borgo di Ciàula in un laboratorio vivente. L’orto si ampliava, diventando un centro di ricerca per varietà di semi antichi siciliani, salvati dall’oblio.

La cantina nella roccia diventare un’aula dove giovani chef, spesso emarginati o provenienti da realtà difficili, apprendevano l’arte della cucina a km zero. E il ristorante? Si trasformava in un palcoscenico dove ogni sera si celebrava un dialogo tra culture culinarie del Mediterraneo!

Pensare ad un pescatore tunisino che insegna a preparare il couscous di pesce, una contadina greca condivideva i segreti delle sue erbe selvatiche, mentre Santino intreccia i loro sapori con la sua Sicilia.

A bordo, Santino e il suo team cucinavano con ingredienti donati dalle comunità locali, creando piatti che raccontavano storie di migrazione, amore e rinascita. Ogni approdo era una festa: musica, danze, mercati di prodotti artigianali e, al centro, i tavoli di Santino, dove sconosciuti si sedevano insieme.

La tradizione storica dell’arte culinaria del Mediterraneo può diventare un fenomeno internazionale che può unire popoli di tutto le culture e tradizioni, scoprendo che un piatto di lenticchie o una zuppa di pesce potevano sanare ferite antiche.

L’idea di Santino de “La Strummula Errante del Mediterraneo” può diventare un fenomeno globale, ma per Santino, il vero trionfo non sono gli elogi. La vera realizzazione del suo sogno è vedere i volti dei pescatori di Porticello, che per la prima volta si sentivano custodi di un patrimonio universale.

E’ abbracciare i giovani chef che, grazie a Santino Corso, loro mentore, trovavano il coraggio di inseguire i propri sogni. E’ guardare sua moglie Luciana che coordina ogni evento con grazia infinita e sapere che insieme avevano costruito qualcosa di universale ed eterno.

CHEF SANTINO CORSO CON LUCIANA MOGLIE PAZIENTE ED INSTANCABILE LEGATI COL CUORE E CON LO SPIRITO DA UNICA MISSIONE!

Una sera, mentre la nave solca il mare sotto un cielo trapunto di stelle, Santino si ferma sul ponte con in mano, un piatto semplice: pane cunzato, con olio d’oliva, pomodoro e origano, il sapore della sua infanzia. Lo assaggia, e in quel morso ritrova la sua infanzia, i suoi ricordi passati con la cara nonna.

“La cucina non è solo cibo,” sussurrò al vento, “è il cuore del mondo che batte.” In quel momento, capì che la sua Strummula non avrebbe mai smesso di girare, portando la Sicilia, un piatto alla volta e il Mediterraneo in ogni angolo del Mondo! SANTINO, Sempre Avanti e Mai Indietro!!!

Località: Hotel Borgo di Ciàula

Indirizzo Via Roma, 113, 90017 Santa Flavia PA

Telefono: 328 488 2441

https://www.borgodiciaula.com

https://www.borgodiciaula.com/#ristorante