Luigi Viva è nato a Roma nel 1955. Ha esordito nel 1974 come conduttore in una delle prime radio private romane. Nel 1989 pubblica Pat Metheny – la biografia, lo stile, gli strumenti (Franco Muzzio Editore), volume tradotto in Francia da Filipacchi nella prestigiosa collana di Jazz Magazine. Nel 2000, dopo ben otto anni di lavorazione, esce per Feltrinelli Non per un dio ma nemmeno per gioco-Vita di Fabrizio De André giunto alla ventitreesima edizione (aprile 2022), dopo aver toccato il terzo posto nella classifica dei tascabili più venduti in Italia. Il libro, al quale collaborò lo stesso cantautore, è oramai considerato un testo di riferimento. In occasione di Genova 2004 Capitale Europea della Cultura, con Pino Petruzzelli, scrive lo spettacolo Il Viaggio di Fabrizio De André, messo in scena al Teatro Stabile di Genova nella stagione 2004-2005. Per la Fondazione Fabrizio De André Onlus, della quale è socio fondatore, ha ideato e diretto il Progetto Conservatori che si prefigge la realizzazione delle partiture integrali di tutta l’opera di Fabrizio De André. Tra le sue collaborazioni giornalistiche Il Sussidiario.net, Raro! Paese Sera, Ciao 2001, Il Tempo, Jam, Classic Jazz e Classic Rock, RSI.ch. Nel 2013 esce Pat Metheny – Una chitarra oltre il cielo (Stampa Alternativa) unica biografia esistente sul grande chitarrista americano, con la quale ha vinto il referendum dei lettori della rivista Jazz. It come miglior libro jazz di autore italiano. Luigi Viva fa inoltre parte del comitato scientifico del Centro Studi Fabrizio De André presso il Dipartimento di Scienze Storiche e dei Beni Culturali dell’Università di Siena. Il 7 luglio 2018 a Bolzano, al Südtirol Jazz Festival, ha esordito con il concerto- racconto Viva/De André nel quale racconta Fabrizio De André insieme ad un quintetto jazz, con l’ausilio di immagini e reperti audio inediti. Seguiranno i sold out a Umbria Jazz Winter, Auditorium Feltrinelli, Ascona Jazz ecc. Il 29 novembre 2018 sempre per Feltrinelli è la volta di Falegname di Parole-Le canzoni e la musica di Fabrizio De André. Con questo secondo volume, ricco di materiali autografi ed inediti, si completa così l’idea originaria, concordata con lo stesso cantautore, di realizzare uno studio approfondito sulla sua vita, sulla sua opera e il suo stile. Tre anni più tardi (novembre 2021) viene pubblicato Pat Metheny, Lyle Mays e la storia del Pat Metheny Group (Arcana ed.). Il libro, oltre a raccontare le vicende musicali del Pat Metheny Group, focalizza l’immagine di Lyle Mays che della leggendaria band, oltre ad esserne il cofondatore, ne è stato direttore musicale, arrangiatore e coautore della gran parte delle composizioni.
Chi è Luigi Viva?
Semplicemente, un grande appassionato di musica. Dopo mia moglie e mio figlio, la musica è il grande amore della mia vita.
Nel progetto editoriale, De André ha contribuito alla correzione e alla valutazione. Com’è stato lavorare con lui?
È stato appassionante, non tanto vederlo lavorare sulle parole del mio libro (Strepitoso) ma, soprattutto, condividere discussioni su temi importanti come la anarchia, la filosofia, e anche l’agricoltura, comune passione. Lui era molto scrupoloso e all’inizio volle lo sbobinamento delle prime interviste realizzate per testare il mio modo di lavorare. Condivise il piano dell’opera, corresse lo schema biografico, corresse la gran parte delle bozze e mi fece l’elenco delle persone più importanti della sua vita, molti sono nomi sconosciuti, ma veri amici come Rino Oxilia, Lorenza Bozano, Attilio Oliva ecc.. Era molto meticoloso, io lo sono altrettanto quando scrivo, quindi ci siamo trovati senza particolari problemi, nonostante i suoi tanti impegni. Ti faceva sentire importante, con delle carinerie; una volta mi disse di aver scoperto dalle mie bozze alcune particolarità del pensiero anarchico che non conosceva.
La rilettura in chiave jazz del repertorio di Fabrizio De André. Cosa vi ha spinto a scegliere proprio questo linguaggio musicale? E che tipo di reazione avete riscontrato nel pubblico, soprattutto tra i fan più affezionati del cantautore, di fronte a questa reinterpretazione così originale dei suoi brani?
Ne parlai al mio amico Danilo Rea, fu lui a indicarmi come arrangiatore il chitarrista Luigi Masciari con il quale condivido il mio spettacolo. De André, amava il jazz, lo ha suonato per circa sei anni dal ’56 al ’60 e aveva intenzione di usare il linguaggio jazzistico in quello che sarebbe stato il nuovo album, che noi indichiamo come I Notturni. Non avevo intenzione di utilizzare la voce, prima di tutto per rispetto. I nuovi arrangiamenti hanno il compito di riproporre le bellissime melodie con una nuova veste. Ho pensato fosse la cosa meno ovvia. La preparazione ha richiesto molti mesi , inclusa la scrittura delle parti per ciascuno strumento, ma qui Masciari è stato bravissimo. La qualità del suo lavoro, apprezzato anche da Dori Ghezzi, ci ha permesso di coinvolgere musicisti del calibro di Giulio Carmassi (ex Pat Metheny) e Michael League leader degli Snarky Puppy o dello stesso Francesco Bearzatti che insieme a Pietro Iodice fa parte del nostro progetto dagli inizi. Chi viene ad assistere allo spettacolo, ama De André e anche se non conosce il jazz , è curioso della nuova modalità di rilettura, attratto anche dal racconto e dagli audio inediti, parti da me realizzati durante la lavorazione dei miei libri e parte gentilmente messi a disposizione dalla Fondazione Fabrizio De André Onlus.

Il libro propone un ricco mosaico di testimonianze, aneddoti, curiosità e partiture originali. Qual è stato il criterio guida nella selezione di questi materiali? Cosa ha orientato le vostre scelte?
Quando iniziai a scrivere biografie decisi di farlo a mio modo, non sono un critico e non ho mai voluto esserlo. Non sono io il protagonista del libro, indirizzo il racconto, ma la storia la racconta il protagonista e chi con lui ha condiviso le esperienze. Le interviste sono il cardine dei miei libri ovviamente collocate nel percorso narrativo. Sono partito dall’infanzia, la madre, i compagni di scuola, i professori, per arrivare ai musicisti che hanno lavorato con lui. Quando gli portai le interviste, ripercorse di nuovo la sua vita e volle andare a trovare quelle persone che non vedeva da anni e alle quali voleva bene. Penso a Nina Manfieri a cui dedicò una delle ultime canzoni. Ho visto Nina Volare . Lungo il percorso ho poi raccolto tanto materiale: foto, partiture, in seguito donate alla Fondazione. Ovviamente in Falegname di Parole che tratta la produzione e lo stile , ho evitato la trattazione critica “non sarebbe oggettiva, – mi disse-rimarrebbe una tua opinione “. “Perfettamente d’accordo” gli replicai.

Nel corso della sua carriera ha collaborato con testate come ‘Paese Sera’, ‘Il Tempo’ e ‘Il Sussidiario’, ed è stato anche speaker in una delle prime radio romane. Che ricordi conserva di quelle esperienze giornalistiche e radiofoniche? Ci sono episodi o atmosfere che le sono rimasti particolarmente nel cuore?
Ricordo con stima Pietro Mondini il capo redattore spettacoli di Paese Sera, mi diede subito fiducia. Le radio! All’epoca la nostra Spazio Quadraphonic Hi Fi era la settima radio a Roma, non ce n’erano altre. Programmavamo la musica per passione per far conoscere gli artisti che amavamo, senza secondi fini. Ricordo la gioia quando, grazie all’aiuto di Mauro Chiari e Claudio Ghiglino (ex Nuova Idea) riuscii ad assicurarmi la fornitura delle novità da tutte le principali etichette.
Oltre ai due volumi “Non per un dio, ma nemmeno per gioco” e “Falegname di parole”, dedicati a De André, ha pubblicato la biografia di Pat Metheny, noto chitarrista americano. Che effetto le fa ripercorrere la storia di questi personaggi?
Herbie Hancock durante una intervista mi chiese perché avessi scelto Pat Metheny. Gli risposi di impeto “Perché è il mio musicista preferito”. Scelta di cuore e di passione sempre. Di lì mi sono tuffato nel jazz e ho potuto conoscere di persona e intervistare tanti dei miei idoli: Joni Mitchell, James Taylor, Joe Zawinul, Herbie Hancock, Jaco Pastorius etc, Direi un gran bell’effetto! È stato un percorso entusiasmante, perché come dissi a Fabrizio, i libri li scrivo per me, per rispondere ad una mia precisa esigenza.

Che musica ascolta?
Poca musica nuova, una volta con due canali radio Rai, leggendo Ciao 2001 e Melody Maker e vedendo centinaia di concerti ci siamo fatti una cultura mostruosa. Oltre a nomi già citati adoro gli Snarky Puppy fra i più recenti e David Sylvian, Ryuichi Sakamoto, Kenny Wheeler, Bruce Hornsby, David Crosby fra i classici. Amo indistintamente la musica rock, il jazz e la classica.
Progetti futuri?
Sto rifinendo, da troppo tempo (!) un romanzo che ha come protagonista un musicista rock. Prima o poi mi deciderò a pubblicarlo. Collaboro, saltuariamente, con delle testate, ma solo per parlare di musicisti o album che mi emozionano o come ai miei esordi, per far conoscere qualche nuovo nome che mi ha colpito.

Altri articoli
IL CANTO DELLA SIRENA
XVIII EDIZIONE de “I VIAGGI DELL’ARTE”
IN ARENA LE DUE SERATE-EVENTO IDEATE DA MARCO BALICH