18 Agosto 2026

Zarabazà

Solo buone notizie

Melania Fiore: «il teatro come rito sacro e respiro dell’anima»

Melania Fiore è un’artista poliedrica – attrice, drammaturga, pianista e regista – laureata con lode in Scienze dello Spettacolo e formatasi alla scuola di Mario Scaccia, con cui ha collaborato per un decennio. Ha studiato pianoforte, canto, danza e recitazione in ambito nazionale e internazionale. È autrice e interprete di numerosi spettacoli teatrali pluripremiati, tra cui L’amore in guerra, Partigiana e Tutto il mio amore. Ha lavorato con autori, registi e attori di rilievo come Mario Scaccia, Enzo Garinei, Carlo Croccolo, Massimo Popolizio, Giuseppe Manfridi, Enrico Bernard, Giuseppe Argirò, Giuseppe Pambieri. Nel 2022 vince il Bando indetto dal Comune di Roma Città Metropolitana per gli Spettacoli dal vivo con Alice nel Paese della Realta’, che va in scena in numerosi comuni del Lazio. Sempre nel 2022 viene scelta dal regista e autore Giuseppe Argirò per interpretare Ampelisca in Rudens- La commedia della gomena; sarà poi nelle Baccanti e in Edipo a Colono nel 2023-2024, sempre con la regia di Argirò, quest’ultimo con Giuseppe Pambieri, con debutto al Teatro Antico di Segesta. Nel 2025 debutta al Teatro Stabile del Classico di Roma in Elettra, riscrittura originale di Giuseppe Argirò dalla tragedia sofoclea, nel ruolo di Crisotemide.

Nel 2012 è nel cast de La grande bellezza di Paolo Sorrentino, vincitore dell’Oscar 2014 come Miglior Film Straniero. Nel 2018 è co-protagonista del mediometraggio La sera alabastrina, nel 2022 nel cortometraggio Chondros, regia di Iacopo Gattai, selezionato in numerosi importanti Festival cinematografici.

Sta per andare in scena, il 22 luglio 2025, presso il Parco Archeologico di Vulci, nell’ambito della Rassegna Teatrale “Cosi… tipo un pax a deux”, TUTTO IL MIO AMORE, uno degli spettacoli più importanti del repertorio di Melania Fiore.

Chi è Melania Fiore?

Melania Fiore è un’artista dalla tavolozza piena di colori. E’ un’attrice ma anche scrittrice e drammaturga, una pianista ma una che danza fin da piccola  e conserva le  sue mezze punte come un tesoro prezioso…Studia canto, ama profondamente la musica, e la ritiene fondamentale per vivere e lavorare, perché la vita è un concerto, e solo in una perfetta armonia ci si avvicina alla felicità. Melania è soprattutto una donna, forte e fragile nello stesso tempo, un’anima in pena, alla continua ricerca di se stessa e di un’impossibile Verità, attraverso l’arte, la letteratura, la filosofia, la poesia… In una parola: una viaggiatrice dell’anima. 

Qual è il teatro più bello in cui ti sei esibita?

Difficile a dirsi! Devo dire che, soprattutto negli ultimi anni, mi sono esibita in teatri meravigliosi, dove anche solo respirare quell’aria era un sogno. Forse il luogo piu’ emozionante e che mi è rimasto più nel cuore è stato il Teatro Antico di Segesta, dove ho recitato due volte, in Rudens e in Edipo a Colono, entrambi con la drammaturgia e la regia di Giuseppe Argirò. È un luogo veramente magico, un vero e proprio “tempio” per ogni artista.

Tra teatro e cinema: quali differenze riscontra tra le due arti e quale predilige?

Sono certamente arti molto diverse, ma richiedono lo stesso studio, lo stesso impegno e la stessa forza di volontà per riuscire a raggiungere risultati concreti. Soprattutto credo che il comun denominatore sia la verità del gesto e dei sentimenti. La macchina da presa è come uno specchio, feroce nel mostrarti se stai mentendo, se non sei lì col cuore e con la testa: gli attori sono costretti a lavorare di cesello nei micromovimenti del viso, è un’oreficeria corporea dove paradossalmente meno si fa più le emozioni e il carattere dei personaggi emergono in tutta la loro potenza ed efficacia. Però le scene si possono ripetere, un ciak può essere battuto più volte…. Nel teatro no. Nel teatro devi essere presente qui e ora, deve essere “buona la prima”. Il teatro lo vedo come un rito sacro: dove corpo, parola, anima devono necessariamente essere legati, ma in cui al contempo si può essere come diceva il mio Maestro Mario Scaccia, “liberi in una griglia ordinata”. Il cinema è stato il mio primo amore, una grande passione che ho vissuto soprattutto da studiosa. Ma il teatro è la mia casa, il luogo dove vivo e respiro, anzi, dove riprendo a respirare.

Nel 2012 vieni scelta da Paolo Sorrentino per un ruolo nel suo film “LA GRANDE BELLEZZA”, qual è il tuo personaggio?

Il mio personaggio è quello dell’infermiera Pos, colei che teneva la contabilità nella “Clinica del botox” in cui Massimo Popolizio interpretava il medico miracoloso e guru delle donne che si sottoponevano a tali interventi. E’ stato un piccolo ruolo il mio certo, ma di cui molti si ricordano, perché quella scena, girata come un sogno, inquietante e surreale, del protagonista, Toni Servillo alias Gep Gambardella, è stata davvero epica, e rappresentativa anche del momento storico che stiamo vivendo. E’ stata una bella emozione per me essere scelta da Paolo Sorrentino dopo centinaia di provini, e ricordo ogni minuto di quel set.

Hai scritto, diretto ed interpretato “TUTTO IL MIO AMORE”: ci racconti qualcosa in proposito?

TUTTO IL MIO AMORE è il mio spettacolo più caro, perché parla della terra d’origine di mia madre, la Calabria, che sento profondamente mia, perché tutte i ricordi più belli della mia infanzia sono legati al paese dove ho vissuto, Panettieri, nella Sila Piccola. Tutto nasce da una semplice storia, straordinaria come solo sanno esserlo le storie semplici, particolare perché si svolge in uno spazio e tempo definiti, universale perché riguarda tutti. 

Questa è la storia di un amore come tanti altri, diverso dagli altri: la storia di Carla e di Bruno e della loro terra meravigliosa. Lì, tra lo splendido altopiano silano e il mare “azzurro come il cielo” si consuma ogni giorno silenziosamente la tragedia dell’indifferenza verso gli sprechi, le continue mortificazioni che minano la salute degli abitanti di una società sparente. In questo scenario sono i giovani a farne le spese: costretti a girovagare senza meta affollano i bar, cadono nel vortice della droga, dell’assistenzialismo, della depressione. Carla è sola, su una scena vuota, le è rimasta solo una sedia dalla quale però non si vuole spostare, tenendo stretti tra le mani tutti i suoi ricordi. Contro la paura, il silenzio, l’assuefazione che rende sedati, deboli, quasi invisibili cittadini di un invisibile stato, Carla si ribella e racconta al suo bambino la sua storia e quella del suo Paese, il Paese delle Fate. Una terra d’una bellezza struggente, potenzialmente ricca di una natura splendida ed incontaminata, che contiene nel suo ventre una storia millenaria e sprigiona sapori, colori e profumi che ti entrano nelle ossa e non ti abbandonano più: i tramonti colorati, i boschi rigogliosi, il mare d’un azzurro incredibile, i fiori variopinti, gli aranci alla vaniglia, le piccole volpi, i dolci fatti in casa, le feste di paese.

Una storia di un piccolo mondo antico ricco di umorismo e poesia, dove un paradiso come la Calabria (e come l’Italia) diventa “Il Paese delle Fate”.

TUTTO IL MIO AMORE ha iniziato il suo percorso nel 2011, andando in scena per la prima volta al Festival della Drammaturgia Italiana presso lo storico Teatro Tordinona di Roma e vincendo il premio come MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA. Viene poi richiesto e rappresentato in numerosi Festival, vincendo il Premio ARTISTA DELL’ANNO, il Festival “Nuda Anima” dove vince il Premio MIGLIOR MONOLOGO, ed è ospite presso il prestigioso Festival delle Scienze e delle Arti nel Cilento; nel 2014 vince tre premi presso il Festival Teatrale Dirittinscena al Teatro Italia, sotto l’Alto Patrocinio del Presidente della Repubblica e di Amnesty International: PREMIO MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA, PREMIO DEL PUBBLICO, MIGLIOR SPETTACOLO (II CLASSIFICATO). Tutto il mio Amore, nonostante non abbia beneficiato di alcuna produzione, o sponsor politico viene rappresentato in Italia in moltissimi teatri, totalizzando, ad oggi 120 repliche e più di 7000 spettatori, ottenendo ovunque consensi di pubblico e critica.

Che cos’è il teatro?

Come ho scritto sopra il teatro è, per me, un rito sacro, un atto d’amore. Un luogo dove abitare e da cui essere abitati, dove si dà voce non solo all’anima particolare, di ogni artista, ma a quella universale, attraverso la storia che si racconta e i personaggi che si interpretano. È un luogo dell’anima dove si possono trovare gioie impreviste come quella di scoprire sé stessi, il proprio corpo, il proprio sé, anche la propria spiritualità insieme agli altri. È uno spazio senza tempo dove a volte ci si può sentire immortali. Ma è anche una dimensione effimera, dove si deve avere la consapevolezza che tutto può svanire da un momento all’altro, dove tutti sono utili e nessuno è indispensabile. Si dice spesso che il teatro ti assorbe la vita, ti condiziona le giornate, che bisogna essere preparati ad una vita di rinunce. Ecco, io dopo venticinque anni che faccio questo mestiere, posso affermare una cosa: il teatro ti prende molto è vero, ma se sai come viverlo, ti dà tantissimo. E posso dire che tutto l’amore, la dedizione, il tempo che gli ho dedicato è stato sempre in qualche modo ricambiato. 

Qual è lo stato dell’arte della nuova drammaturgia oggi?

Bella domanda! Da drammaturga che ha sempre portato in scena le sue opere anche con un buon successo- penso ad esempio a La Terrazza, Tutto il mio Amore, Partigiana, L’amore in guerra– o che ha interpretato spesso e volentieri opere originali di grandi autori contemporanei come La Castellana o Intervista ai parenti delle vittime di Giuseppe Manfridi, Mary Shelley, Donne d’amore e di lotta, Rosa e la Calabria Saudita di Enrico Bernard, posso dirti che c’è un grande fermento di idee e un desiderio enorme di esprimersi, di portare avanti un proprio percorso personale che rifugge dalle logiche di mercato e vecchi stereotipi. Ci sono molti autori e molte autrici (mi ci metto in mezzo anch’io) bravi, bravi davvero, che hanno qualcosa di importante da dire e che sanno come dirlo, perché hanno studiato, si sono fatti le ossa per anni nell’ambito del teatro tradizionale e che hanno anche esplorato nuovi orizzonti, nuovi linguaggi, anche all’estero, arricchendo la propria formazione e il proprio bagaglio culturale. È spesso difficile però poi trovare, anche nel momento in cui si ha in mano un copione di valore, il modo di mettere su lo spettacolo: è difficile inserire la nuova drammaturgia nei contesti sempre più ambiti e per questo meno accessibili, dei circuiti di produzione e distribuzione degli spettacoli: codesti circuiti fanno già fatica con il teatro tradizionale e con i nomi importanti del teatro italiano, che sono giustamente una garanzia per il pubblico. Quindi sempre più spesso accade di andare avanti con le proprie forze. A questo proposito io da sempre ho cercato di portare avanti un mio percorso personale ed originale, dove ho cercato di fondere scrittura e interpretazione unendovi spesso e volentieri la danza e la musica, analizzando attraverso potenti figure femminili le pieghe e le piaghe della nostra società.

Insieme al mio grande amico, autore, attore e regista teatrale e cinematografico Aldo E. Castellani abbiamo fondato una Compagnia dal 2011, La Resistenza delle Formiche con cui abbiamo prodotto molti spettacoli con drammaturgia originale, tra cui Fuga dal futuro, Protect and Survive, e molti altri. Dal 2022 collaboro Nuovi Linguaggi, Centro di Formazione Teatrale e progettazione culturale con sede ad Ancona (e presto anche a Roma). Con Andrea Anconetani, suo direttore artistico, ho intrapreso un’interessante e proficua collaborazione artistica, come attrice, drammaturga e insegnante, mettendo in scena drammaturgie originali imperniate su tematiche importanti e necessarie che indagano i grandi dubbi esistenziali, i diritti umani, l’amore in tutte le sue sfaccettature, ma soprattutto l’universo femminile in tutta la sua ricchezza partendo dalla tragedia greca. Dal 2022, con la produzione di Nuovi Linguaggi ho interpretato: UNA PICCOLA APOCALISSE, da me scritto, diretto e interpretato, ANTIGONE, una riscrittura del drammaturgo e poeta Alessandro Pertosa, HAMLETA, di e con M. Fiore, una controstoria Shakespeariana, ISABEL, UN VIAGGIO CHIAMATO AMORE, basato sul carteggio Campana- Aleramo, di e con Anconetani e Fiore

Progetti cinematografici e teatrali futuri?

Ovviamente continuerà la tournèe di Elettra con Micol Pambieri, regia e drammaturgia di Giuseppe Argirò e il nostro spettacolo Eleonora Duse nelle Lettere ad Arrigo Boito, interpretato da entrambi, da me scritto e da lui diretto. Con Aldo E. Castellani stiamo lavorando ad un film, di cui speriamo di parlare presto. Per il momento l’operazione è top-secret. Ultimamente ho scritto Isabel, monologo basato sulla figura della Regina Isabella di Castiglia detta “la Cattolica, una personalità incredibilmente moderna per quell’epoca che infrange ogni regola possibile e “osa” cambiare la Storia. Con la regia e le musiche originali di Andrea Anconetani, ha debuttato al Teatro Comunale di Loreto e tornerà in scena a breve. Con la drammaturgia originale di A. Pertosa e con la regia di A. Anconetani, interpreterò lo splendido personaggio di Faustina, celebre poetessa figlia del pittore Carlo Maratta di cui cade quest’anno il centenario. Lo spettacolo debutterà questo autunno. Nella stagione 2025-2026 inoltre vestirò i panni di Ero in ERO, L’ULTIMA LUCE, un testo originale di A. Pertosa basato sul mito di Ero e Leandro, narrato dal punto di vista della sacerdotessa di Afrodite, con la regia di Tommaso Garrè. A questi lavori poi se n’è aggiunto un altro: una nuova drammaturgia di Enrico Bernard su due importanti figure femminili dell’antichità classica ma di grande modernità.