16 Settembre 2026

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“Ogni ruolo è importante”: viaggio nella carriera e nella visione artistica di Giovanni Arezzo

Giovanni Arezzo è un attore siciliano classe 1985 diplomato presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma. In teatro, è stato diretto da registi come Gabriele Lavia (Re Lear, Teatro di Roma), Lluis Pasqual (Nozze di Sangue, Teatro Stabile di Catania), Silvio Peroni (The Aliens e Il giorno del mio compleanno, Khora Teatro e Compagnia Mauri-Sturno), Carlo Sciaccaluga (La Chunga, Teatro Stabile di Catania) Guglielmo Ferro (I Malavoglia, Teatro ABC) e tanti altri. Al cinema ha interpretato recentemente Alfredo Morvillo nel film Francesca e Giovanni diretto da Ricky Tognazzi e Simona Izzo. Ha recitato anche ne Il giudice e il boss, di Pasquale Scimeca, Sulle soglie della notte, di Andrea Traina, La notte è un posto sicuro di Giuseppe Papasso e ne Pionieri di Luca Scivoletto. In TV ha recitato nella fiction F.lli Corsaro, Vanina 2 – Un vicequestore a Catania, Il Commissario Montalbano e altre. Parallelamente alla sua carriera di attore, come drammaturgo è stato premiato in diversi concorsi di caratura nazionali (Premio Inedito, Premio Sipario, Premio Pirandello, Premio Salvatore Quasimodo), e come regista è stato più volte finalista al Premio Fringe (Milano e Torino). È anche rapper e slammer con lo pseduonimo di Soulcè, e alcuni dei suoi testi sono stati pubblicati in diverse antologia di poesia contemporanea.

Chi è Giovanni Arezzo?

Domanda più complessa non poteva aprire quest’intervista. Giovanni Arezzo è un uomo di quarant’anni, nato e cresciuto a Ragusa, il capoluogo di provincia più a sud d’Italia, che fin da sempre ha messo in luce una grande voglia di raccontare e di raccontarsi, una passione per le storie e un grandissimo fascino per tutte le più diverse sfumature emotive dell’essere umano.

Una domanda banale. Come si diventa attore?

Sicuramente con una grande passione, un’enorme dedizione e tanto spirito di sacrificio misto a molta pazienza e umiltà.

Lei è senza dubbio un attore molto dotato e capace di farsi ricordare: qual è stata la sua formazione?

La mia formazione è identica a quella di tantissimi altri colleghi: ho cominciato a recitare da piccolo, nei laboratori della scuola e nella scuola di teatro della mia città, il Centro Teatro Studi, e poi, dopo il diploma al Liceo, sono partito per Roma per frequentare l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”. Da quel momento il mio rapporto con la formazione non è mai finito, perché considero formazione ogni incontro che faccio in teatro, sia con i grandi maestri da cui ho avuto la fortuna di essere diretto, sia con i miei colleghi e le mie colleghe.

Lo scorso 15 maggio è uscito nelle sale giovedì scorso “Francesca e Giovanni”, film di Ricky Tognazzi e Simona Izzo, dove ha interpretato il ruolo del magistrato e fratello di Francesca, Alfredo Morvillo: ci racconta qualcosa in proposito?

È stato un grandissimo privilegio essere tassello di un bellissimo puzzle che racconta una storia molto nota, quella di Giovanni Falcone e della sua lotta alla mafia, ma da un punto di vista inedito, quello della moglie, la magistrata Francesca Morvillo, di cui interpreto il fratello, magistrato anch’egli, che ho avuto l’onore di conoscere personalmente. Sono convinto che Francesca e Giovanni sia un film importante destinato a rimanere nel tempo, e necessario per la formazione delle nuove generazioni di donne e di uomini.

 I suoi lavori più importanti?

Considero importante ogni lavoro che faccio, tendo – quando posso – a scegliere con cura i progetti a cui mi dedico, e ognuno è importante per un motivo diverso. Ho avuto la fortuna di incontrare tanti professionisti che hanno arricchito il mio bagaglio, e da cui ho imparato tantissimo. Sono molto contento del percorso che sto facendo, e al punto in cui sono mi hanno portato tutti i lavori che ho fatto, dal primo all’ultimo, nessuno escluso.

Il suo mestiere si divide tra teatro e cinema: quali differenze riscontra tra le due arti e quale predilige?

Il teatro è un mondo che ho frequentato molto di più e che conosco decisamente meglio, proprio a livello di linguaggio. Credo che senza il teatro non potrei stare, e che il teatro mi accompagnerà fino alla fine della mia vita. Prediligo i tempi del teatro, che prevedono settimane (sempre poche, in realtà!) di prove per costruire, in gruppo e guidati dal regista, un’opera che sarà unica ogni volta che esisterà, prediligo il rapporto diretto con gli spettatori, e quello scambio di energie che si crea quando si fa buio in sala. Al contempo, spero di essere coinvolto in maniera sempre più importante dal mondo del cinema, del bel cinema, così da approfondirne le dinamiche.

Quali sono le maggiori difficoltà che trova nel suo lavoro?

I lavori artistici sono sempre difficili e mettono quotidianamente a dura prova la resistenza di chi decide di percorrere un certo tipo di strada. Ci sono continui NO, continue porte chiuse in faccia, continui ostacoli verso la realizzazione di un progetto, grande o piccolo che sia. In questo momento storico, poi, la difficoltà più grande sembra far capire a chi comanda l’importanza che ha la cultura, e il teatro in modo particolare. Scomodando Garcia Lorca, “Un paese che non aiuta e non favorisce il suo teatro, se non è morto, è moribondo”.

Progetti futuri?

Ho appena debuttato, il 14 Luglio, al Tindari Teatro Festival con la regia di un mio testo, Stretto che vede in scena l’attore Stefano Panzeri e la musicista Giorgia Faraone, e mi auguro che questo spettacolo possa avere la lunga vita che io credo meriti. Poi sarò in tournée i prossimi novembre e dicembre con Re Lear, per la regia di Gabriele Lavia, nelle principali piazze italiane, e a Gennaio sarò al Teatro India a Roma con La Chunga di Mario Vargas Llosa, per la regia di Carlo Sciaccaluga. Poi c’è tanto altro, per fortuna, su cui, purtroppo, devo tacere!”

Floriana Di Carlo PH