10 Settembre 2026

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Carlo Pontevolpe e “Non Ne Posso Più”: l’arte di trasformare la frustrazione in leggerezza

Carlo Pontevolpe

Carlo Pontevolpe

Carlo Pontevolpe è un cantautore che ama giocare con i contrasti e trasformare la realtà in canzone. Con “Non Ne Posso Più” mette in musica un sentimento condiviso — la frustrazione e la lamentela dei giorni qualunque — e lo trasforma in un inno leggero e ironico, sospeso tra pop e riflessione.

“Non Ne Posso Più” trasforma la frustrazione e la lamentela in leggerezza e autoironia. Ti va di raccontarmi quando è scattata la scintilla e hai pensato: “Ok, facciamone una canzone”?

Ciao e grazie per questo spazio! Non so se c’è stato un vero e proprio momento consapevole. Mi ero messo in testa di scrivere un brano veloce e orecchiabile ed ero partito dall’arpeggio di piano che sentite nell’intro. Mentre cercavo delle melodie con la voce, mi è venuto di cantare “che cosa muove i confini del mondo quando mi sembra tutto immobile?” e da lì ho costruito il resto del pezzo.

Il brano nasce dal sentirsi in una comfort zone e dal tentativo di uscirne. Qual è stata per te la scoperta più importante mentre lo scrivevi?

La scoperta fondamentale legata a questo brano penso sia avvenuta prima della nascita effettiva della canzone: mi riferisco al fatto di aver capito che in fondo me la stavo un po’ raccontando. È stato come smascherare me stesso, il mio ego. La canzone è una sorta di promemoria di questo meccanismo mentale che era scattato riflettendo sul fatto di non aver raggiunto determinati obiettivi: è molto più facile raccontarsela e proiettare le proprie frustrazioni su qualsiasi cosa ci capiti a tiro, che rimboccarsi le maniche e impegnarsi davvero per ciò che si vuole ottenere.

Ti sei dato la sfida di costruire tre melodie diverse sullo stesso giro di accordi. Qual è stata la parte più difficile e più divertente di questo processo?

Sicuramente trovare un ritornello che funzionasse e che non fosse banale. La strofa e l’intro sono venute abbastanza velocemente, per il ritornello ho dovuto lavorare un po’ di più.

Qual è la piccola frustrazione quotidiana che più ti manda fuori di testa, e come la trasformi in creatività invece che in lamento?

Odio sporcarmi i vestiti mentre mangio. Chi mi conosce lo sa bene. Prima ero capace di rovinarmi il migliore dei pasti solo per una macchiolina sulla maglietta. Negli anni sono migliorato per fortuna. Poi, ci tengo a dirlo, il fatto di aver scritto questa canzone, non vuol dire che io sia esente dal lamento futile, anzi! Ma per cambiare bisogna innanzitutto prendere consapevolezza dei propri limiti, e questo brano è un esercizio di meditazione su questi meccanismi autodistruttivi.

Ti sei ispirato a “Better Now” di Post Malone per la struttura armonica. Cosa ti affascina del minimalismo musicale e come lo hai reso tuo?

Ci tengo a dire che in realtà ho citato “Better Now” di Post Malone solo perché mi aveva colpito avesse varie melodie piuttosto diverse tra loro nonostante l’armonia fosse la stessa in tutto il brano. Ma l’ispirazione vera a propria, a livello sia musicale che lirico, è più legata ad altri artisti, uno su tutti: Franco Battiato. Ho anche inserito un piccolo “easter egg” nella seconda strofa ovvero la parola “permanente” che ricorda “Centro di Gravità Permanente”, l’ho inserita consapevolmente proprio come citazione.

Nelle tue canzoni si percepisce una scrittura autentica e riflessiva. Come trovi l’equilibrio tra leggerezza e profondità dei contenuti?

L’equilibrio tra leggerezza e profondità forse sta nel fatto che ho un gusto estetico/musicale che da un lato non è banale ma che è al contempo consapevole della forza della semplicità. Niente più della forma canzone è capace di toccare le corde dell’anima con parole e note anche semplicissime, ma che insieme si sostengono a formare un’entità quasi sovrannaturale.

Ti definisci un cantautore fuori dalle mode e vicino alla realtà. Qual è per te il valore più importante nello scrivere e nell’esibirsi?

Soprattutto alla mia età, sento che ciò che conta veramente è l’integrità: non cambierei mai nulla della mia musica solo per piacere di più, per ottenere più successo. Ma non penso sia solo una questione di età, ci sono persone più grandi di me ossessionate dalla gratificazione. Anche nei live: voglio divertirmi, vivere il presente ed essere me stesso, piuttosto che cercare l’approvazione a tutti i costi. Ci sono stati tempi in cui mi vergognavo di scrivere e non pubblicavo nulla solo per paura di essere giudicato. Ora vivo il giudizio in una maniera totalmente diversa: se non sai fare altro che criticare e vedere il brutto nelle cose, è un problema tuo!

Guardando al futuro, come immagini la tua evoluzione musicale? C’è un lato inedito di te che vorresti esplorare nel prossimo lavoro?

Avete presente “I Want Your Sex” di George Michael? Mi piacerebbe portare il mio lato più “erotico” nella mia musica in qualche modo, ma non so se sono pronto a esplorare quel terreno. Sono una persona molto riservata da quel punto di vista, credo ancora nel pudore, anche se non ho tabù riguardanti questo argomento, finché non si sfocia nel volgare.