22 Luglio 2026

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Fernanda Fedi “La scrittura è morta. Riscriviamo la nostra scrittura”

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Lo Spazio Heart di Vimercate presenta dal 4 maggio al 15 giugno il progetto espositivo “SEGNO + SCRITTURA” curato da Simona Bartolena e Armando Fettolini con le mostre di due assoluti protagonisti della scena artistica milanese degli ultimi decenni, fondatori nel 1983 dell’Archivio Internazionale del libro d’artista: Fernanda Fedi e Gino Gini, capaci entrambi, ognuno a modo suo, di creare una sensazione di straniamento e successivo entusiasmo di fronte alle loro opere.

Mentre Gino Gini con “Nel segno della scrittura” sceglie di raccontarsi nel desiderio di osservare, archiviare e dare forma al pensiero, la mostra di Fernanda Fedi dal titolo “La scrittura è morta. Riscriviamo la nostra scrittura” prende il nome da una sua opera creata negli anni Ottanta, quando l’artista abbandona il rigore strutturale degli anni precedenti per riscoprire la pittura, il segno, il gesto. Un ritorno al sentire, ma con una consapevolezza nuova. Le opere esposte allo Spazio Heart appartengono proprio a quel periodo fertile, in cui lo stile di Fedi si fa più maturo, più intimo, più suo, e l’artista si dedica all’intreccio tra parola, suono, poesia, musica, dipingendo i suoi segni illeggibili.

Anche se liberate dai vincoli concettuali, razionali, e animate da una più ampia libertà espressiva, queste opere non sono frutto del caso. Nella loro narrazione non vi è traccia di istinto incontrollato o di slancio informale. Fedi non si lascia travolgere dalla furia del gesto né sedurre dalla figurazione. Il suo linguaggio resta essenziale, rigoroso. Ogni colore è scelto con cura, ogni movimento della mano è ponderato.

Come sottolineano Simona Bartolena e Armando Fettolini “Quello che sottende queste composizioni è un equilibrio sottile ma stabile e sicuro: un gioco di armonie, rimandi, proporzioni, come in una partitura musicale. Il suo segno danzante e musicale produce sensazioni sinestetiche, quasi di ascendenza simbolista, collocandosi in un limbo indefinibile tra poesia e musica, pittura e riflessione filosofica. Sono superfici percorse da fremiti cromatici e luminosi, che si fanno suono pur nel loro silenzioso essere.”

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Siamo lontani dalla “poesia visiva” a cui talvolta è stata accostata. La parola, nella sua arte, è assente, trasfigurata in un segno enigmatico. Come osserva Vincenzo Accame, Fernanda Fedi appartiene a una generazione che ha superato tanto la poesia concreta quanto l’arte concettuale. La sua distanza da quei movimenti non è questione anagrafica o di epoca storica, ma di mentalità, di sguardo, di spirito.

Lei stessa racconta che prima crea, poi osserva e infine interpreta ciò che ha fatto. L’atto creativo segue dunque un’urgenza interiore, un bisogno profondo e istintivo, che tuttavia non si traduce nella veemenza di un atto incontrollato.

Il segno è il suo strumento, la pittura il suo linguaggio. Ma la mano dell’artista è sempre guidata da un filo sottile, invisibile, che segue un percorso interiore. Un’eco della propria essenza.

Questa ricerca trova affinità con la leggerezza e la precisione degli Haiku orientali, dove la parola si fa segno, testimonianza visibile di un’esistenza. Come negli Haiku, anche nelle opere di Fedi si trova equilibrio, armonia. Grazia, intensità, ma sebbene nella loro profondità possano sembrare musica, o luce, o pensiero, le opere di Fernanda Fedi sono, semplicemente, pittura.

Orari di apertura

da giovedì a domenica 16-19

Inaugurazione

Domenica 4 maggio ore 18.30