8 Dicembre 2022

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A Napoli e Palermo il Laboratorio ESG di Intesa Sanpaolo: plafond di 500 milioni

Accelerare la crescita sostenibile delle imprese del territorio. E’ questo l’obiettivo del Laboratorio ESG (Environmental Social Governance) di Napoli e Palermo, realizzato da Intesa Sanpaolo, Srm – Studi e Ricerche per il Mezzogiorno e Fondazione con il Sud.

L’iniziativa, presentata oggi nell’Innovation Hub della Banca che ha sede nel polo universitario della Federico II a San Giovanni a Teduccio, punta a favorire gli investimenti orientati ai processi di transizione ambientale, digitale e di governance grazie a un plafond dedicato di 500 milioni di euro destinato alle aziende napoletane e palermitane e, in generale, del perimetro della Direzione Regionale Campania, Calabria e Sicilia di Intesa Sanpaolo.

Il progetto, declinato in tutto il territorio nazionale, rientra nel più ampio piano del Gruppo per garantire supporto agli investimenti legati al PNRR.

Nell’evento odierno, introdotto da Federica Tortora, Specialista Innovazione di Intesa Sanpaolo, sono state approfondite le opportunità legate agli obiettivi dell’economia circolare e le aree di intervento strutturale per consolidare il posizionamento competitivo delle PMI. E’ stato anche annunciato che la sede palermitana del Laboratorio ESG sarà ospitata nella filiale di Via Cusmano 56.

Durante i lavori, Giuseppe Nargi, Direttore Regionale Campania, Calabria e Sicilia di Intesa Sanpaolo, ha illustrato le peculiarità del Laboratorio ESG, sottolineando l’importanza di accompagnare le imprese verso modelli di business sostenibili. Carlo Borgomeo, Presidente Fondazione con il Sud, e Massimo Deandreis, Direttore Generale Srm, si sono invece concentrati sulle leve strategiche dell’economia meridionale. Mentre nella tavola rotonda conclusiva, Massimiano Tellini, Responsabile Circular Economy Intesa Sanpaolo Innovation Center, si è confrontato con i vertici aziendali di due eccellenze imprenditoriali campane: Salvatore Amitrano, CFO Gruppo Tecno, e Antonio Maria Zinno, Amministratore Delegato Gruppo Mare. 

L’iniziativa è nata in collaborazione con Intesa Sanpaolo Innovation Center, società del Gruppo che esplora scenari e tendenze future, sviluppa progetti di ricerca applicata, supporta startup ad alto potenziale e accelera la trasformazione delle imprese secondo i criteri dell’open innovation e dell’economia circolare.

Il Laboratorio ESG di Intesa Sanpaolo offre consulenza, informazioni, assessment e identificazione delle azioni per supportare l’intero percorso che le PMI devono intraprendere grazie a partner di eccellenza, in particolare:

Circularity, la prima piattaforma di simbiosi industriale dedicata all’economia circolare in Italia che può supportare le imprese a integrare i principi di sostenibilità e di economia circolare all’interno del proprio business.

Nativa, la prima B Corp e società benefit in Europa che incorpora il «purpose» nel DNA delle organizzazioni per migliorarne i risultati di business e creare una prosperità durevole e condivisa.

CE LAB, che nasce dalla partnership tra Innovation Center di Intesa Sanpaolo e Cariplo Factory per contribuire all’evoluzione del sistema economico italiano e diffondere nuovi modelli di creazione del valore nell’interesse collettivo, accelerando la transizione verso modelli di economia circolare.

Giuseppe Nargi, Direttore Regionale Campania, Calabria e Sicilia di Intesa Sanpaolo:
“Le iniziative della nostra Banca in tema di sostenibilità, contenimento del cambiamento climatico e responsabilità sociale delle piccole e medie imprese sono numerose e declinate sulle peculiarità delle diverse esigenze dei territori, proprio come il Laboratorio ESG di Napoli e Palermo. Con un plafond di 500 milioni di euro per i processi di transizione e i progetti di economia circolare vogliamo aiutare le aziende meridionali a sfruttare le opportunità del PNRR e rilanciare il tessuto produttivo locale”.

Carlo Borgomeo, Presidente Fondazione con il Sud: “È una sperimentazione interessante, che può favorire la crescita sostenibile dei territori del nostro Sud. Soprattutto in contesti in cui è presente anche un investimento nella coesione sociale può rappresentare una valida opportunità”.

Gli investimenti delle imprese meridionali: i risultati della Survey 2022 – A cura di Srm

Per il secondo anno consecutivo Srm ha realizzato illavoroOsservatorio Ripresa e Resilienza nel Mezzogiorno: sfide e opportunità per le imprese manifatturiere, non ancora pubblicato e del quale si fornisce un estratto in anteprima.

Come per l’edizione 2021, si tratta di un’indagine rivolta alle imprese manifatturiere più strutturate (oltre i 10 dipendenti) con l’obiettivo di cogliere gli umori e i segnali di cambiamento del sistema produttivo verso un modello di sviluppo coerente con i nuovi indirizzi internazionali di politica economica. Una specifica sezione del lavoro riguarda il ruolo e l’impegno delle imprese in termini di investimenti, tanto già attuati negli ultimi anni quanto previsti per il prossimo triennio.

Dall’indagine emerge, in primis, che è in crescita la quota di imprese investitrici: nel Mezzogiorno si passa dal 34% registrato nel 2021 all’attuale 49%. In Italia dal 36% al 41%.

Nel corso dell’anno emerge poi che il 44,8% delle imprese investitrici del Mezzogiorno ha effettuato investimenti di tipo “innovativo”. E tra i diversi ambiti innovativi d’investimento, oltre il 37% di queste aziende ha privilegiato quello della digitalizzazione (dato in crescita rispetto allo scorso anno). In Campania le imprese che investono in innovazione sono il 43,3% di quelle investitrici (poco meno della media meridionale); in Sicilia il 44,9%, quindi poco di più della media meridionale.

Nell’ambito dei cosiddetti investimenti in innovazione sostenibile, le imprese meridionali intenzionate a investire risorse superiori al 15% del fatturato sono pari al 35% (dato superiore alla media nazionale pari al 25%).

Per quanto riguarda lo spaccato regionale emerge come:

  • in Campania la quota di imprese fortemente investitrici (oltre il 20% del fatturato) è pari al 59% del campione. Si conferma una marcata tendenza a investire in innovazione e in particolare nella digitalizzazione dei processi produttivi; infatti, oltre il 40% degli investimenti innovativi è dedicato al digitale. Inoltre, oltre un terzo delle imprese intervistate prevede di incrementare di almeno il 15% i propri investimenti sia in digitale che in sostenibilità e ricerca
  • in Sicilia la quota di imprese fortemente investitrici è molto significativa, pari al 65% del campione. Circa il 45% delle imprese investitrici realizza investimenti di tipo “innovativo”. In particolare, vengono privilegiati investimenti in ricerca (35% del totale) e quelli dedicati al digitale (34,8%). Le previsioni per il prossimo triennio indicano che il 44% delle imprese è intenzionato a incrementare i propri investimenti in digitale di almeno il 15%. Allo stesso tempo il 39% delle imprese dichiara analoga intenzione per gli investimenti in sostenibilità