15 Luglio 2024

Zarabazà

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“Ritratto di un’Isola” di Nicola Costa

Parlare di legalità, di attese spezzate, di giustizia a volte approssimativa, e compiere questo gesto nel trentesimo anniversario di due fra gli episodi più sanguinari della immonda storia di Cosa Nostra, è iniziativa ardita che nasconde innumerevoli insidie. L’argomento è cosa delicata e si rischia di adoperare toni enfatici concentrandosi sulla forma del racconto piuttosto che sul contenuto; oppure, si indugia sul disegno del dettaglio cruento per enfatizzare ai fini di eccesso didascalico tutto il male che c’è stato. Qualche volta, le procedure istruttorie e processuali si affermano sui tecnicismi e della vicenda umana e caratteriale restano tracce solo nel dolore di chi ha perduto. Corrispondere il vero senso delle cose, curandosi del rispetto di chi non è più, non trasfigurare l’assenza mitizzandola per scopi mediatici è davvero complesso, perché complessa è la verità e difficile percorrere il suo crinale.

Occorrono una sensibilità concreta, una percezione acuta degli aspetti semantici, una conoscenza ridondante; ed un approccio riverente ed analitico. Ecco: c’è chi ci riesce!

“Ritratto di un Isola”, spettacolo portato in scena al Zo Centro Culturale Ciminiere (che da sempre rompe gli schemi scegliendo lavori teatrali che prediligono la qualità) dagli allievi del Centro Studi Teatro e Legalità, ha registrato nelle due serate di sabato e domenica scorsi il tutto esaurito; neppure le alte temperature hanno fermato il pubblico affezionato al valore documentale e teatrale degli spettacoli di Nicola Costa. Sul palcoscenico consecutivo alla platea tutti gli interpreti del Laboratorio accademico di drammatizzazione permanente anno 2021/22, in ordine strettamente alfabetico: Patrizia Auteri, Marco Calisto, Tiziana Cosentino, Tiziana D’Agosta, Daniele Di Martino, Noemi La Cava, Giuliana La Russia, Adriana Pistorio, Marco Sambasile, Carlo Scalia, Nicholas Verde. Assistente alla regia: Conny La Cava

Autore e regista, Nicola Costa che con questo lavoro, sua personale interpretazione della triste ricorrenza, ci conduce lungo la prospettiva di un teatro che deve parlare delle cose attestandole in forma drammaturgica, senza influenzare il giudizio altrui, bensì guidandolo grazie alla messa in scena di fatti concreti, oggetto di studio ed approfondimento pregressi.

In “Ritratto di un Isola”, Nicola Costa porta in scena due tipi di creature: i suoi allievi e il proprio testo. Bravissimi tutti, ciascuno con peculiarità personali che assumono valore maggiore in performance complicate ed impegnative, essi si combinano in un’alleanza tale che gli attori sembrano partorire il testo e il testo generarne di nuovi in ordine ai personaggi interpretati nei vari segmenti in cui è tratteggiata la narrativa. L’autore e regista, possedendo nel proprio DNA tutto il patrimonio di sicilianità in-disconoscibile, ha creato un percorso letterario preciso attingendo semplicemente all’esistente che è nella natura degli abitanti di quest’isola e ne fa davvero un ritratto ricordando dalla mitologia a Pablo Neruda, passando da Sciascia e Pirandello, ad un “monologo collegiale”, sino a Pippo Fava.

Egli si accosta onestamente all’intenzione che da sempre ha sotteso il pensiero di noi siciliani, non si sofferma indugiando sui pregi e non accelera incrociando i difetti di una storia ingarbugliata che la nostra Sicilia racconta da sempre, magari a cenni e gesti ma la racconta. La dispiega sotto ai nostri occhi come fosse una tovaglia consumata ma onesta, mostrando ciò che essa contiene e offrendolo agli spettatori, facendo rimembrare che quella tovaglia stava legata “comu un panaru” all’estremità di un bastone che il siciliano vinto si è portato e forse ancora reca con sé sulle spalle. Un fardello trascinato fra i flutti da Ulisse, filosofeggiato da Ciampa, argomentato dal mafioso di Sciascia che parla di “famiglia”, spiegato dalla distaccata rassegnazione del Gattopardo, riaperto e sbattuto nero su bianco da Pippo Fava. E poi i colori, di quel fardello che è un dovere proteggere perché esso stesso un figlio generato da questa terra piena di luce, di acqua e di fuoco.

Quanto sono stati validi gli attori, quanto hanno saputo restituire in ordine alle emozioni: il coraggio di attraversare l’ignoto, il dolore strappato dal ventre di Angelina, l’insidia delle parole, le corde che ci fanno comportare… hanno saputo rendere il verbale ed il non verbale in ogni registro recitativo adoperato. Il loro impegno, la qualità delle loro prestazioni, la gioia che hanno impiegato per recitare lo sgomento, la tristezza, la voglia di rinascere. Eccellenti!

<<Non è un saggio, ma uno spettacolo>> – Nicola Costa lo dice chiaramente – << La logica del progetto artistico e culturale del Centro Studi è quella di associare alla formazione nel laboratorio di drammatizzazione permanente a numero chiuso contenuti che si manifestano attraverso gli allestimenti degli spettacoli di denuncia legati al teatro contemporaneo e civile. Nella fattispecie, l’anno scorso abbiamo denunciato fortemente il fenomeno delle sette religiose attraverso un testo, “L’Analista”, portato sempre qui. Quest’anno, in occasione della ricorrenza del trentennale delle stragi di Capaci e Via D’Amelio, ho preferito restituire una riflessione al sacrificio di questi due grandi uomini straordinari caduti, Falcone e Borsellino. “Ritratto di un isola” esiste dal 2004: ne abbiamo fatto un centinaio di repliche fra teatri, anfiteatri, scuole, carceri; dopo sei anni, l’occasione, lo spunto, sul quale non ho voluto creare troppe sottolineature per non cadere nella strumentalizzazione di un evento che è acre nel ricordo di tutti, parlo del trentennale delle stragi.>>

<<Il tentativo drammaturgico – prosegue – è stato quello di mantenere vivo il dolore della memoria, in un viaggio che parte da lontano con la descrizione di una tragedia da Omero, di Ulisse contro il tiranno Polifemo nell’accostamento a Falcone rispetto alla descrizione della figura di un eroe del nostro tempo e abbiamo sviluppato tutto il resto raccontando questa metafora che ha viaggiato nel tempo attraverso pagine dure come quelle di Sciascia, o bizzarre come quelle di Pirandello che ci consegna un’impronta di sicilianità. Al monologo di Angelina condiviso dalle ragazze: un pezzo inedito questo, scritto cercando di pensarmi come una donna all’interno di una struttura mafiosa di cui ha subito tutto quello che ha raccontato. Progressivamente abbiamo migrato su qualcosa che cerca di incontrare una speranza, dal pezzo tratto dal Gattopardo di Tomasi, sino all’evoluzione delle parole di Fava che s’intrecciano con i versi di Pablo Neruda e chiudono tra i colori di queste sciarpe al collo, non a caso perché il collo è lo spazio del plesso solare che congiunge il cuore e la mente. Sciarpe che vengono portate prima in braccio e poi sulle spalle come fossero figli, nel tentativo semantico di farsi carico e responsabilità, ciascuno come può dando il proprio contributo per questa terra. Non a caso si chiude con un messaggio di speranza, una preghiera pronunciata dalla ragazza più giovane che dice “per favore non sporcatela”, consegnando un nuovo auspicio alle generazioni a venire.>>

<<Fare teatro, per me, vuol dire contribuire allo sviluppo di una coraggiosa coscienza critica. Nel tempo attuale e con i modesti mezzi a disposizione, programmare un lavoro continuativo è impresa assai ardua. Le difficoltà ed i sacrifici non hanno tuttavia mai leso, nella volontà del sottoscritto, la lucida consapevolezza dell’importanza del fare, né hanno mai frenato la mia ricerca di verità, di bellezza, di condivisione e di denuncia>>.

Sono in corso i colloqui per il nuovo anno accademico 2022/2023 per l’ammissione al Laboratorio Teatrale Accademico di Drammatizzazione Permanente che prenderà avvio il prossimo ottobre. Per informazioni, inviare un messaggio privato sulla pagina fb Centro Studi Teatro e Legalità – Laboratorio Teatrale Accademico Permanente o inviare una E-mail a: nicolacosta@email.it o contattare il numero 347.3554340. Il corso è a numero chiuso; i colloqui si concluderanno il 30 settembre.