5 Luglio 2022

Zarabazà

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Nuova mostra itinerante di Fondazione Creberg

Si inaugurerà sabato 28 maggio 2022 – presso la Basilica di San Defendente a Romano di Lombardia – una esposizione, raffinata e suggestiva, con trentuno opere di Cosetta Arzuffi. In occasione dell’inaugurazione, Fondazione Creberg proporrà al pubblico un concerto dell’Orchestra “Ensemble Locatelli” – dal titolo “Il Trionfo di Rinaldo” – con musiche di Georg Friedrich Handel.

Nell’ambito della sua storica collaborazione con il Museo d’Arte e Cultura Sacra di Romano di Lombardia, la Fondazione Credito Bergamasco presenta al pubblico la mostra “L’anima e il tempo – Opere di Cosetta Arzuffi” curata da Angelo Piazzoli e Tarcisio Tironi (in collaborazione con due giovani studiose, Sara Carboni e Giulia Lazzarini).

Presso la Basilica di San Defendente e presso la sede del M.A.C.S a Romano di Lombardia, sarà possibile ammirare – dal 28 maggio 2022 al 31 luglio 2022 – trentuno “opere scelte”, tratte dalla vasta produzione della nota artista bergamasca e realizzate tra il 2000 e il 2021.

Per specifica scelta di ordine curatoriale, la mostra è stata suddivisa in due distinte sezioni. La prima (“Nei fatti della vita”) presenta diciotto tele di rilevante impatto cromatico e visivo – per lo più di grandi dimensioni (tecnica mista su tela) – oltre ad una suggestiva stele (legno, pietra, ferro, su base in marmo). Nella seconda (“Wunderkammer”) sarà visibile al pubblico una inconsueta selezione di dodici piccoli manufatti prodotti, tra il 2016 e il 2017, in materiale vario; si tratta di elaborati plastici e scultorei, in legno, bronzo, ferro, alluminio e colore in pigmenti puri.

“Come per le precedenti collaborazioni con Cosetta Arzuffi (le mostre “Dialogo” e “Virus”, tenutesi a Bergamo nell’autunno 2017 e nel dicembre 2018) – commenta Angelo Piazzoli, Presidente della Fondazione Creberg – il nostro impegno per questa esposizione, raffinata e intelligente, rappresenta un atto di ribellione contro la banalità e la superficialità che ci circondano, consentendoci di approfondire temi fondamentali

per l’uomo, quali il suo destino, la sua natura, la sua vocazione; il senso profondo della poetica dell’artista è pienamente in linea con il significato dell’impegno – formativo, etico e sociale – che la Fondazione sempre pone nelle sue iniziative culturali, in particolare nelle esposizioni itineranti che da oltre un decennio realizziamo, dando spazio e visibilità all’opera di artisti talentuosi del nostro territorio.”

Tale comunanza di ispirazione e di intenti tra Fondazione Creberg e Cosetta Arzuffi è ben visibile in un passaggio dell’intervista – realizzata da Sara Carboni e pubblicata nel catalogo di mostra – nella quale Arzuffi evidenzia che “l’arte non ha un ruolo preciso per sua natura, osserva la società e il mondo e cerca di comunicare ciò che viene percepito. Le opere vengono prodotte da una forte esigenza interiore, esigenza esistenziale, di comunicare, attraverso l’indagine, il pensiero. L’artista può esprimere un pensiero libero, la sua unicità è quella di trasmettere un messaggio. Essere artista oggi è un atto di astrazione, è una sinossi che rimanda come uno specchio alla realtà della società contemporanea.”

L’anima e il tempo – Nei fatti della vita

Il processo creativo messo in atto da Cosetta Arzuffi è complesso e ha origine col sondare il nucleo emozionale più profondo di sé per poi estrarre quel “sentire” attraverso un’operazione che si potrebbe dire maieutica, scavando nelle pieghe più intime, per rendere visibile l’invisibile.

“Il rapporto di Arzuffi con la materia e il colore – prosegue Angelo Piazzoli – è una lotta pacifica, senz’armi, che finisce sempre con un canto nel quale l’artista penetra temi universali come l’interrogarsi sul nostro essere nel mondo. Lo spiega bene quando scrive della necessità di far “cantare il colore”, l’elemento che più degli altri costruisce i volumi e gli spazi che ospitano le piccole-grandi verità (Il ciclo della vita, Rinascita, Risveglio, Impulso vitale…) di cui ci parla con un linguaggio misurato ed efficace, denso di simbologie. Soprattutto tramite il colore, prezioso e steso a velature sovrapposte con pazienza infinita, Cosetta Arzuffi dà concretezza al suo fare artistico che inizia come crescita personale, ma non rimane atteggiamento chiuso in sé (e la chiave di lettura si trova nelle estensioni poetiche dei titoli delle opere in catalogo) configurandosi come atto d’amore verso l’umanità.”

“L’artista – segnala mons. Tironi, Direttore del M.A.C.S – riesce con i colori ad esplorare a tal punto le forme dell’immaginazione quali il simbolo, la metafora, l’analogia per donare sulla tela bellezza ed espressività. Pure i titoli e le essenziali frasi a commento incoraggiano a renderci conto che l’assimilazione di quanto ha il

sapore e la profondità dell’umano richiede tempo per permettere all’anima di scoprire e decifrare segni di eternità.”

Sul punto – riflettendo sulla genesi e sullo sviluppo del suo percorso culturale e artistico – Cosetta Arzuffi sottolinea che “diversi sono stati i riferimenti culturali che hanno influenzato la mia pittura; la maggiore affinità l’ho trovata con l’arte concettuale. Mi sento molto vicina alla predilezione delle idee e dei concetti rispetto all’oggetto rappresentato. Infatti, tutte le mie opere sono il frutto di ponderazione e di ricerca. La ricerca artistica e la sperimentazione dei materiali sono una costante, è il presente che mi spinge a riflettere, meditare ma soprattutto ad individuare la modalità più idonea per interpretare quello che ci circonda e la nostra contemporaneità.”

 

Wunderkammer

Di particolare interesse, per la sua specifica peculiarità, è la sezione di mostra dedicata a “Wunderkammer”, nella quale vengono offerte alla visione dei visitatori dodici opere “pitto-scultoree” tratte dalla omonima produzione, che vanta in totale più di trenta creazioni.

In tale ambito della sua attività creativa, l’artista si pone, quale riferimento, il fenomeno della “Wunderkammer” nata all’interno di castelli e di abitazioni aristocratiche nel XVI secolo come luogo di conservazione di particolari collezioni, composte da oggetti di varia natura, accomunati dal fatto di risultare meravigliosi allo sguardo. Le camere delle meraviglie sono spesso nominate in italiano con il loro nome tedesco, che ha origine con la “Kunst und Wunderkammer” di Ferdinando II (1529-1595), fondata ad Innsbruck nel castello di Ambras nella seconda metà del Cinquecento. Altro sinonimo celebre per nominare questi luoghi è il settecentesco “cabinet de curiosité” francese. Il termine tedesco wund – letteralmente “miracolo” – ha un etimo incerto, correlato ai concetti di intrigo, stupore e complessità. Mistero, Natura, Arte e Scienza si fondono in “mirabilia”, gli oggetti da “mirare” (“guardare con stupore”), che dimorano e riempiono le lussureggianti sale di curiosi tesori.

In questo contesto, il senso di meraviglia di Cosetta Arzuffi scaturisce da un’attenta indagine creativa riguardante l’essere umano, considerato sia sotto l’aspetto interiore e spirituale, che per le sue esperienze concrete, azioni ed interrelazioni: è esposta una collezione di pensieri sulla realtà, cifrati attraverso l’arte.

“Le Wunderkammer di Cosetta Arzuffi – evidenzia Giulia Lazzarini nel saggio a catalogo – presentano proporzioni di pochi centimetri differenti fra loro, fatto che amplifica l’unicità di ogni singolo contesto; restano comunque accomunate a livello visivo da un format unitario. Una sottile cornice bianca rettangolare e un candido sfondo fungono da alloggi a ponderati equilibri compositivi. Le dimensioni modeste

delle opere invitano lo spettatore all’avvicinamento, nell’osservazione attenta dei dettagli. Geometrie, animali, foglie, forme antropomorfe, oggetti ed alfabeti diventano chiavi di lettura di messaggi segreti, enigmi nati per essere svelati dall’interpretazione del fruitore. Ogni “stanza” presenta un singolare ordine di lettura, da ricostruire con lo sguardo. “

“La sensibilità pittorica di Cosetta – conclude la giovane studiosa – resta il cuore pulsante dell’atmosfera di ogni Wunderkammer. Vibranti blu e scintillanti rossi, gialli ricchi d’energia, ma anche colori secondari e neri, sono stesi su legno, alluminio, bronzo, secondo necessità, con maestria e perizia, abilità frutto dei numerosi anni d’esperienza della figlia d’arte creatrice dei lavori, a contatto con la materia pittorica fin dalla tenera età.”

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La mostra verrà inaugurata, nella Basilica di San Defendente, il 28 maggio 2022 alle ore 16.30, con una breve cerimonia, alla quale seguirà il concerto “Georg Friedrich Handel – Il trionfo di Rinaldo” offerto dalla Fondazione ai presenti all’evento, curato dall’ Orchestra Ensemble Locatelli – talentuoso sodalizio a cui da anni Fondazione Creberg assicura sostegno e supporto, nel 2022 quale “partner principale” – e diretto dal Maestro Thomas Chigioni.

Il programma del concerto è costruito sull’alternanza di due tra le più riuscite composizioni giovanili di Haendel (l’oratorio “Il trionfo del tempo e del disinganno” e l’opera “Rinaldo”) e vede la collaborazione di una importante orchestra, quale Ensemble Locatelli, con due cantanti alla ribalta sui maggiori palcoscenici nazionali ed internazionali: il soprano Caterina Sala e il contralto Margherita Maria Sala.

Per l’accesso all’evento inaugurale – che avrà una durata complessiva di 60 minuti – e per le visite alla mostra, si applicheranno le disposizioni normative vigenti.

L’esposizione “L’Anima e il tempo” rimarrà aperta al pubblico dal 28 maggio al 31 luglio 2022, con accesso libero e gratuito, presso due suggestivi luoghi storici della Città di Romano di Lombardia

  • “Nei fatti della vita”

Basilica di San Defendente: sabato e domenica, dalle ore 9.30 alle ore 12.00 e dalle ore 16.00 alle 18.30

  • Wunderkammer

Sede M.A.C.S (sala Tadini): mercoledì e giovedì dalle 9.30 alle 12.00; venerdì, sabato, domenica e festivi dalle 9.30 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 19.00.

A tutti i visitatori verrà consegnato, come sempre in via gratuita, il catalogo edito dalla Fondazione Credito Bergamasco.

“Le opere di Cosetta Arzuffi – segnala mons. Tironi – ci provocano a mantenere viva la rieducazione della nostra sensibilità estetica per nutrire e far crescere le parti profonde dell’anima. La sua cura è quanto mai necessaria nel nostro tempo dove anche l’arte qualche volta sembra preoccupata di compiacere e di conseguenza anestetizzare l’interiorità.”

“Questa esposizione elegante, di intenso valore umano e artistico – conclude Angelo Piazzoli – vuole ricondurci al pensiero congiunto alla bellezza, all’estetica unita all’etica, alla creatività coniugata con la razionalità, al dialogo inteso in senso etimologico come strumento di confronto e di crescita. Ne abbiamo molto bisogno in questi tempi, così travagliati e tormentati, nei quali è necessario ribadire costantemente i valori etici ed estetici, la rilevanza del pensiero e della spiritualità, l’impegno sociale e civile, il valore inestimabile della tolleranza e del rispetto reciproco, senza i quali il mondo sprofonda inesorabilmente nell’inciviltà, nelle barbarie, nell’autodistruzione. Dobbiamo ridare Anima al Tempo”.