3 Luglio 2022

Zarabazà

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Emergenza stress post traumatico da covid-19

I lockdown e la nuova normalità stanno mettendo alla prova la nostra tolleranza. È necessario un impegno da parte del SSN per arginare il rischio di un’ondata di stress post traumatico”. Lo dichiara Furio Ravera, Psichiatra già fondatore della Società di studio per i disturbi della personalità (SDP) intervenuto a “I venerdì dello Studio BNC”.

Secondo la Società Italiana di NeuroPsicoFarmacologia (Sinpf), un adolescente su quattro presenta sintomi di depressione da Covid-19, ma non sono solo i più giovani a esserne colpiti: i disturbi psichiatrici sono sempre più diffusi in ogni fascia d’età e incidono pesantemente nelle dinamiche sociali e lavorative. Come denunciato dall’OMS, stiamo andando incontro a una vera e propria nuova ondata mondiale di disturbi, legati non al corpo ma alla mente. Parliamo di stress post traumatico da Covid-19.

L’analisi arriva dallo psichiatra Furio Ravera, Direttore del reparto Bertolli – Ravera “Abuso e Dipendenze da Sostanze Stupefacenti e Farmaci” e “Disturbi di Personalità e Disturbi Psicotici” all’interno della Casa di Cura le Betulle di Appiano Gentile e co-fondatore, nel 1992, della Società di studio per i disturbi della personalità (SDP), intervistato dalla giornalista Silvia Pagliuca a “I venerdì dello Studio BNC”, (www.studiobnc.net/sito/).  

L’ondata annunciata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità è confermata dai dati italiani, dove, come evidenziato dalla Sinpf, si è già registrato un aumento del 26% della depressione e del 28% dei disturbi d’ansia. “La pandemia – ha affermato Raveraè stata una vicenda inaspettata che ci ha colto di sorpresa e, soprattutto, senza mezzi e strutture da mobilitare nell’immediato, portando alla luce una serie di problematiche che abbiamo dovuto affrontare. In modo particolare, la ‘reclusione’ in spazi ristretti nei mesi di lockdown ha provocato una sorta di trauma continuo che ha messo alla prova la nostra tolleranza e la capacità di intendersi gli uni con gli altri, generando un problema che ha afflitto una comunità intera”.

Non è tutto, perché anche il ricorso sempre più alto al digitale sollecitato dalla pandemia, e seguito della mancanza di relazioni e di opportunità sociali, è diventato un ulteriore elemento di disagio mentale. “Smart working e DAD si sono fatti sempre più strada all’interno della nostra società. Attraverso queste modalità, la mancanza di relazioni ‘vis a vis’ altera il rapporto fra le persone, viene esclusa la componente corporea e tutta la comunicazione extraverbale. Perciò è necessario imparare a gestirle in maniera adeguata a non rischiare di ricadere in comportamenti negativi o meccanismi di automedicazione che possano apparentemente limitare il disagio”.  

Nei prossimi mesi, il Sistema Sanitario Nazionale sarà messo duramente alla prova per arginare il rischio di quest’ondata di stress post traumatico. “È necessario un grande impegno da parte del Sistema Sanitario Nazionale per arginare il rischio di un’ondata di stress post traumatico. Le risorse messe in campo ad oggi non sono sufficienti, ma è necessario ricordare che la salute mentale è alla base della nostra capacità di pensare, provare sensazioni, instaurare relazioni e non può continuare ad essere trascurata” – conclude Ravera.