24 Maggio 2022

Zarabazà

Solo buone notizie

Venerdì 22 aprile nell’iconico club di Milano PLASTIC, il cantautore FRANCESCO SACCO presenta per la prima volta live il nuovo singolo “KABUL”, che anticipa il nuovo album in uscita a maggio.

KABUL”, il nuovo singolo di FRANCESCO SACCO, una canzone di protesta travestita da brano pop-dance, verrà presentato live (con i musicisti Pit Coccato e Luca Pasquino, anche co-produttore del brano) venerdì 22 aprile al PLASTIC (Via Gargano, 15, 20139 Milano MI – ore 00.30, INGRESSO GRATUITO) iconico club che, sotto la direzione creativa di Nicola Guiducci, ha segnato la storia della night life milanese e mondiale. Fra i suoi frequentatori si annoverano Andy Warhol, Madonna, Elton John e molto altri nomi di spicco della musica e dell’arte. A seguire della presentazione ci sarà il dj set di Nicola Guiducci.

Sempre dal 22 aprile, il singolo sarà disponibile sulle piattaforme streaming e in digital download (in pre-save https://bfan.link/kabul). Dopo “Vestiti”, singolo presentato a novembre 2021 all’interno di Milano Music Week, Kabul è il secondo brano inedito che anticipa il nuovo disco in uscita a maggio.

KABUL è un anti-inno perché racconta di un’epoca divisa tra violazioni dei diritti umani e continua ricerca di leggerezza. La cassa in quattro quarti e un arrangiamento dance sottolineano in modo ironico il testo, che fa riferimenti a Martin Luther King, a Kennedy e ai conflitti in Medio Oriente, fino ad arrivare, quasi grottescamente, a riflettere sul business dell’arte e della musica e sulle sue conquiste molto più venali: “L’importante è entrare in playlist, scalare la classifica, così ti canto una storia d’amore che finisce male: io amo il capitale”.

La cover è a cura di Lucrezia Testa Iannilli, fotografa e performer che utilizza come strumento di visione il corpo umano e quello animale. Espone in Italia e all’estero, collabora con istituzioni quali l’Università LUISS e il museo MACRO di Roma.

«Ho scritto Kabul da arrabbiato, quindi il testo è arrivato molto in fretta: all’inizio ho annotato sul telefono durante un viaggio in tram “bum bum bum, scalare scalare scavare”, una specie di mantra, un anti-inno dell’età del mondo che stiamo vivendo e delle sue ingiustizie e contraddizioni. L’input per il testo è nato dalla frizione tra i fatti di cronaca che leggevo in quei giorni e l’indifferente normalità che mi circondava –dichiara Francesco Sacco – quindi ho voluto mettere un testo del genere su una base quasi dance, per sottolineare l’attitudine di un occidente tardo-capitalista che si gira dall’altra parte e continua a ballare su un mondo sempre più affaticato. Poi c’è anche un elemento di critica verso l’industria della musica e dell’arte, che spesso lavora solo per autoalimentarsi senza passare veri contenuti. In fondo “Kabul” è un “La locomotiva” di Guccini travestita da brano dei Daft Punk»

Francesco Sacco è un cantautore e polistrumentista con base a Milano. Da bambino studia musica classica, da adolescente si appassiona al blues e alla beat generation, poi approccia la musica elettronica, la performance e il sound design: da uno spettro di influenze musicali e artistiche molto vasto nasce un progetto cantautorale eclettico, fatto di incontri fra mondi musicali apparentemente lontani. Dopo anni di esperienze come autore e produttore per altri artisti e come compositore per brand di moda e spettacoli teatrali fonda il collettivo di arti performative “Cult of Magic insieme a Giada Vailati e Samira Cogliandro, con il quale collabora con enti e musei nazionali, come Museonovecento di Firenze. Nel 2020 esordisce come cantautore con il disco La Voce Umana, uscito in digitale e in vinile per Artist First e presentato presso Triennale Milano. Dalla collaborazione con i producer xx.buio e paralisi e Luca Pasquino, produttore, polistrumentista e da sempre assiduo collaboratore di Francesco, nasce la produzione di Vestiti, brano che anticipa il nuovo lavoro, in uscita per Believe Distribution nel 2022. Mentre i testi si spostano da una dimensione intima a momenti di critica sociale, la produzione vira verso un sound più radicalmente elettronico, tagliente e diretto, nel quale c’è spazio per poche ma evidenti citazioni, come i rimandi al folk americano o a Bach.