30 Novembre 2021

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Il Museo Antoniano ospita la personale di Paolo Marcolongo

Fino all’8 gennaio 2022, il Museo Antoniano ospiterà “Messa in scena”, mostra personale dell’artista padovano Paolo Marcolongo

Fino a sabato 8 gennaio 2022, il Museo Antoniano di Padova e le salette adiacenti ospiteranno “Messa in scena”, mostra personale dell’artista padovano Paolo Marcolongo che esporrà per la prima volta al pubblico un caleidoscopio di nuove creazioni originali, frutto di un lavoro di ricerca che, unendo tradizione vetraria e arte orafa, riesce a dare vita ad opere sempre nuove per stile e concezione, utilizzando materiali e tecniche diverse.

«La Veneranda Arca di S. Antonio ha promosso ed è lieta di presentare in questa mostra una serie di opere di Paolo Marcolongo, a cui si addice perfettamente lo spazio nitido, bianco e silente delle ‘salette’ del Museo Antoniano – racconta Giovanna Baldissin Molli, Presidente della Veneranda Arca di s. Antonio – Da alcuni anni difatti questi nuovi spazi hanno accolto esposizioni diverse, di tecniche tradizionali, passate indenni, come forme artistiche e materiali, attraverso i secoli, come la pittura, o di formulazione, pur ultracentenaria, più recente, come la riproduzione dell’immagine con mezzi meccanici e la più recente arte fotografica. Ora questa mostra disseminata negli spazi delle salette e del Museo presenta manufatti diversi della nostra contemporaneità, tra piano e tridimensionale, disegno, incisione, scultura, tecniche aurificiarie».

«L’atelier di Paolo è un laboratorio-Wunderkammer di creazioni stupefacenti e peraltro sempre nuove» scrive Marcello Barison nell’introduzione al catalogo che accompagna la Mostra, Paolo Marcolongo «dà vita a opere sempre nuove per stile e concezione che, realizzate con materiali e tecniche diverse, danno luogo a serie elegantemente coerenti ciascuna delle quali, costruita su di un intimo criterio di affinità formale, potrebbe occupare una diversa stanza di museo. Che è poi quello che accade in questa esaustiva personale dell’artista, dove il ventaglio dei lavori esposti, raggruppati per tipologia, offre un’ampia prospettiva sugli ultimi anni di attività, documentando con precisione la varietà della sua produzione, dunque delle tecniche e dei motivi.».

«Chimica e fisica intuite e trasvalutate poeticamente – sottolinea il professor Adone BradaliseI materiali che compongono questa esposizione, che si può leggere come una finestra sulle linee oggi prevalenti nella pratica artistica di Paolo Marcolongo, comunicano da subito allo spettatore una sensazione che porta molto in prossimità della sostanza più intima della ricerca artistica che li ha plasmati. È quella che invita a percepire la centralità che nel discorso in essi sviluppato assume la sperimentazione tecnica, e nel contempo a cogliere in questa sorprendente esplorazione delle potenzialità della materia e nell’elaborazione dei suoi trattamenti non solo l’operare di un’ingegnosa mobilitazione di mezzi, quanto piuttosto la scoperta di una loro intrinseca valenza simbolica».

Una ricerca artistica che ha portato Paolo Marcolongo all’ideazione dei vasi in vetro, nella realizzazione di quali l’artista ha impresso al procedimento – che viene realizzato nelle più prestigiose fornaci di Murano, sotto stretta supervisione dell’artista – una serie di alterazioni rivoluzionarie quali l’intrusione, prima del raffreddamento, di filamenti ferrosi che, incorporati al materiale, conferiscono loro un’insospettata qualità organica capace di articolarsi in versatili inflorescenze vegetali che si mantengono però effimere, poiché comunque imprigionate nelle trasparenti alchimie del vetro.

Affini ai vasi, sono i gioielli, realizzati anch’essi da un radicale rinnovamento delle possibilità dell’arte vetraria. In occasione della mostra questi oggetti, concepiti dall’artista come minimali operazioni scultoree, saranno esposti al Museo Antoniano nel soppalco che ospita le teche dove sono conservati i capolavori dell’oreficeria storica, mostrando come le più moderne creazioni possano abitare con delicata magnificenza gli spazi adibiti per ospitare le più antiche rinnovando la percezione di quei luoghi senza però tradirne lo spirito.

L’arte del vetro di Murano agisce in stretta simbiosi con la pratica dell’artista anche nella realizzazione degli “Astri Terrestri”, pietre lunari in cui l’arte della sabbiatura e un massiccio ispessimento dell’involucro hanno conferito opaca e porosa gravezza. Simili ad una colata lavica ormai fossile, rimandano a un enigmatico universo minerale di forme e segni.

La sperimentazione sui materiali ha portato Marcolongo anche a confrontarsi con le mille potenzialità della carta e di sfruttarne tutte le possibilità formali.  Nascono da qui le “Geografie di carta” e le “Arature”, dove il materiale perde la sua caratteristica di bidimensionale tabula rasa per acquisire una prospera vitalità formale. La punta che la intarsia, come un vomere, riversa ai bordi eleganti rimasugli di cellulosa da riporto che, a sbalzo, tramutano il foglio in una minuta geografia di crinali e avvallamenti.

Sempre intarsiando la carta, regolando un incisore meccanico in concomitanza ad accuratissime modificazioni di spessori, Paolo Marcolongo ha ultimamente perfezionato una tecnica di lavorazione che permette la produzione di piccoli riquadri a geometria variabile, ampiamente rappresentati nelle sale della mostra, dove vengono presentati raggruppati in sequenza, il che permette non solo di apprezzare il singolo “pezzo”, ma conferiscono anche all’insieme il carattere d’opera continua caratterizzata da una forte coerenza d’insieme.

«Nelle carte ‘graffiate’ si ripropone quella antica e significativa connessione tra manufatto e cornice. -conclude la professoressa Baldissin Molli -. Quest’ultima nei documenti tardomedievali è definita, come è noto, “ornamentum”, come quel principio di compiutezza e definizione che rende pienamente ricca di significato l’opera, che, senza di essa, rimarrebbe di percezione scempia. È dunque un’esposizione dove il linguaggio dell’oggi può richiamare molteplici suggestioni all’indietro e, crediamo, anche in avanti, per quello che verrà dopo».

La mostra, promossa dalla Veneranda Arca di S. Antonio con il Museo Antoniano, è realizzata con il contributo di Autoserenissima Jaguar Land Rover, Barco Teatro, EMME Servizi di consulenza e brokeraggio assicurativo, Italchimica, Sanitec.

Orari di apertura
martedì – domenica
9.00 – 13.00/14.00 – 18.00
www.arcadelsanto.org