21 Settembre 2021

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La storia della Festa di San Rocco, una tradizione liturgica veneziana dal 1577 a oggi

Venezia – La Festa di San Rocco è una delle ricorrenze più importanti che hanno luogo, ancora oggi, nella Città di Venezia. Il 16 agosto di ogni anno il Santo viene celebrato con una processione, che parte da Campo dei Frari per poi raggiungere la Chiesa di San Rocco e l’omonima scuola, e concludersi con una messa solenne nella sontuosa cornice della Sala Capitolare della Scuola Grande di San Rocco.

Il programma delle celebrazioni della Festa di San Rocco 2021 prevede, oltre alla Santa Messa Pontificale, celebrata nella Scuola Grande dedicata al Santo, alle 10.30, dal Patriarca Francesco Moraglia, anche la consegna del Premio San Rocco 2021. Inoltre, dalle 13.00 alle 18.00 (con ultimo ingresso alle 17.30) si potrà visitare la Scuola Grande con un’offerta di 1€ per beneficienza. Seguirà alle 20.30 il tradizionale concerto in Campo San Rocco de I Virtuosi Veneti su musiche di Vivaldi, Torelli e Tartini con Piergiuseppe Doldi alla tromba, Enzo Carolli al flauto e con la direzione artistica di Alessio Benedettelli.  

Le origini della Festa di San Rocco a Venezia

Le origini di questa festa e del legame tra la figura del Santo e la Città di Venezia risalgono al XVI secolo, nel periodo della tremenda epidemia di peste che colpì la città tra il 1575 ed il 1577, causando circa 50.000 morti. Per salvare la città dalla pestilenza, i veneziani invocarono la grazia di San Rocco, le cui spoglie giacevano nella Chiesa a lui dedicata già dal 1490. La sconfitta del morbo nel 1577 viene, quindi, in parte attribuita al Santo e, per celebrare il suo intervento, il 16 agosto di ogni anno, dal 1577, si festeggia San Rocco. La data di questa festa fu scelta per volere del Senato della Repubblica Serenissima che dichiarò, inoltre, il 16 agosto come giorno festivo.

Come raffigurato nel quadro di Canaletto “Visita del Doge alla Chiesa di S. Rocco”, custodito presso la National Gallery di Londra, alla Chiesa di San Rocco ogni anno il 16 di agosto giungeva anche il Doge che, dopo la messa, visitava i tesori – secondi solo ai tesori di San Marco – custoditi all’interno di una sala della Scuola Grande, fondata nel 1478 da una Confraternita di laici e decorata con le opere di Tintoretto, Giorgione e Tiepolo. Il Doge, infatti, ogni anno, in occasione delle celebrazioni in onore del Santo, si recava nella chiesa a lui dedicata su un’imbarcazione dorata, accompagnato dalla Serenissima Signoria, dai membri del Senato e dagli ambasciatori accolti dalla Scuola Grande di San Rocco. Il cappellano della confraternita provvedeva alla celebrazione della Santa Messa a cui seguiva una processione che andava dalla chiesa di San Rocco alla Scuola Grande dedicata al Santo e che permetteva ai fedeli di ammirare i tesori custoditi all’interno dell’istituto di assistenza e venerare le reliquie del Santo, conservate proprio nella Scuola Grande di San Rocco, l’unica Scuola ad avere il privilegio di detenere le spoglie del santo al quale la stessa struttura era dedicata. 

Un maestoso baldacchino, inoltre, chiamato in veneziano “el tendòn del Doge” veniva allestito in campo San Rocco per collegare la Chiesa dei Frari alla Chiesa di San Rocco, oltre che alla Scuola Grande, e aveva la duplice funzione di riparare il corteo dal sole di agosto e conferire un effetto scenico alla celebrazione. Ancora oggi, questa tradizione viene mantenuta con l’allestimento di una struttura a baldacchino proprio davanti l’ingresso della Scuola Grande di San Rocco, sede delle celebrazioni di questa importante festa per i veneziani. 

La storia di San Rocco

San Rocco è il secondo patrono della città dopo San Marco. Nato a Montpellier da una famiglia benestante, a soli vent’anni decise di abbandonare la vita agiata per dedicarsi interamente alla fede a causa della perdita prematura di entrambi i genitori. Unitosi al terz’ordine francescano, San Rocco intraprese un pellegrinaggio che lo portò fino a Roma, città simbolo del Cristianesimo. Successivamente, nei dintorni della città di Acquapendente nel viterbese, luogo colpito dalla peste, iniziò a occuparsi e a dedicarsi alla cura dei malati. La sua dedizione nel soccorrere gli appestati si spinse poi fino all’Emilia Romagna, dove l’epidemia dilagava con maggior intensità. San Rocco invocava Dio per guarire gli infettati e, per curarli, disegnava loro una croce sul petto, la stessa croce che, sotto forma di voglia, aveva impressa sin dalla nascita all’altezza del cuore. Il cammino di San Rocco come guaritore continuò, e arrivò fino alla città di Piacenza, dove, dopo aver scoperto di aver contratto il morbo, si allontanò, ritirandosi in una radura. San Rocco guarì miracolosamente dalla peste e continuò ad assistere e curare gli appestati per lungo tempo ancora, devozione che successivamente gli varrà il riconoscimento di Santo protettore dei malati. Il Santo morì nelle carceri di Voghera il 16 agosto verso la fine del 1300, in seguito a una condanna per vicende politiche durata cinque lunghi anni. Accanto al suo corpo, poco prima di spirare, San Rocco lasciò uno scritto, il quale recitava: “Chiunque mi invocherà contro la peste sarà liberato da questo flagello”.