1 Dicembre 2021

Zarabazà

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Zorzi Semitecolo a fumetti per ricordare il legame tra la Serenissima e Castelfranco Veneto

Venezia – Una mostra a fumetti per ricordare la figura di Zorzi (Giorgio) Semitecolo, un podestà veneziano a Castelfranco Veneto. Domenica 13 giugno alle 11 verrà inaugurata in Galleria del Teatro Accademico a Castelfranco Veneto una mostra – inserita nel calendario degli eventi legati ai 1600 anni di Venezia – che racconta le vicende del podestà Zorzi Semitecolo, il cui operato a Castelfranco Veneto dal 1585 al 1586 lasciò molte luci ma anche qualche ombra. Un modo originale, quindi per ripercorrere le gesta di questo podestà e far rivivere con gusto, grazie alla vividezza e all’immediatezza delle immagini, uno spaccato di storia veneziana in terraferma. 

Attraverso una rigorosa ricostruzione storica della sua vicenda castellana, viene ripercorso lo spirito di un’epoca e si coglie l’essenza dell’essere, al tempo, dominio de “tera della Serenissima”. 

La mostra vede i disegni originali di Valentino Villanova, la sceneggiatura di Federico Dalla Rosa,  Laura Fongaro come colorista e Giacinto Cecchetto per la ricerca storica. L’esposizione resterà aperta fino al 26 settembre e sarà visitabile da martedì a sabato dalle 16 alle 21, domenica e festivi dalle 10 alle 12.30 e dalle 16 alle 19 (ingresso gratuito, prenotazioni in orario di apertura mostra allo 0423 735600). 

Nel pieno ‘500 Castelfranco vive forse la sua più fibrillante stagione dall’inizio della dominazione veneziana sulla Terraferma (1338) e sino al suo epilogo (1797): una stagione che il podestà Giorgio Semitecolo sperimenterà in uno dei suoi più critici momenti. Zorzi arriva a Castelfranco nel 1585, dopo la guerra della Lega di Cambrai. Rampollo di una tra le più antiche famiglie del patriziato veneziano, Zorzi a circa 30 anni deve far fronte a un territorio popolato da circa 4.400 abitanti, che si estende però sui 29 villaggi della cosiddetta podesteria: insomma una grande responsabilità per il rappresentante dello Stato veneziano. Tuttavia, è la comunità castellana a dare maggiori preoccupazioni: economicamente vitale ma divisa al proprio interno, agitata da conflittualità nella sfera civile e in quella religiosa. I suoi decisi interventi di riforma indussero parti della nobiltà castellana a manifestazioni irridenti e di dispregio dell’autorità podestarile e della stessa Repubblica, anche se non mancarono manifestazioni di apprezzo, dipinte sulle facciate di alcune case, alla cessazione di un mandato tutt’altro che tranquillo.