Maggio 6, 2021

ESSERE RISERVA DI BIOSFERA MAB UNESCO E OSPITARE RIFIUTI RADIOATTIVI E’ COMPATIBILE?

Courtesy ph. Roberto Grano

Courtesy ph. Roberto Grano

Accade in Piemonte, come anche in alcune altre Regioni d’Italia, che appena affacciatosi il 2021, dopo un 2020 che ha fatto il pieno di paure, al nostro orizzonte già si sia affacciata una nuova paura. Quella di rischiare di vedere in vari luoghi d’Italia, il sorgere di un enorme cantiere per lo stoccaggio dei 78 mila metri cubi di rifiuti nucleari prodotti dal nostro Paese negli ultimi decenni. Ma questa volta sono stati individuati siti che sono Riserve di Biosfera, ovvero MAB UNESCO, ovvero territori in cui il tessuto economico sociale si deve bilanciare sempre più con la conservazione della natura. In altre parole: sono luoghi in cui va rispettato il connubio tra uomo e ambiente naturale.

E’ da poco iniziato il 2021 – a cinque anni dalla nomina a Riserva di Biosfera MAB UNESCO CollinaPo  – e mentre ancora transitiamo tutti attraverso la pandemia mondiale, tutto sembra già essere stato detto e “saputo” su come lavorare nel prossimo trentennio per migliorare la nodosa questione ambientale. Eppure…

Eppure, oltre a triplicare risorse per impianti fotovoltaici, azzerare consumo di suolo, piantare alberi anche dentro le città, investire in agricoltura biologica, contrastare la perdita della biodiversità, diffondere la sostenibilità in tutti i cicli produttivi, ridurre rifiuti e smaltirli meglio, avere maggiore controllo sulle discariche che inquinano le falde acquifere, implementare e migliorare la qualità dei trasporti pubblici locali, agevolare la mobilità dolce, ridurre le trivellazioni per l’approvvigionamento dei combustibili fossili, incentivare le riconversioni e le bonifiche di aree dismesse, utilizzare fonti di energia rinnovabile e provvedere all’isolamento termico degli edifici attraverso un fondo rotativo a favore dei cittadini a basso reddito, rimane chiaro un fattore: la popolazione va costantemente sensibilizzata, perché presi come siamo dalle difficoltà e travagli di questo incerto quotidiano, rischiamo di dimenticarcene.

E per diffondere a tutti i livelli della società la convinzione che per vivere meglio sia davvero fondamentale un approccio attento ai temi ambientali ed ecologici, occorre offrire continuativamente nel tempo occasioni di gradevole educazione informale, in modo da indurre induttivamente nuovi scenari di prospettiva green in cui si confronta l’insoddisfacente situazione lineare attuale con quella ideale sistemica e futuribile.

Sappiamo che la condizione preliminare per una coscienza ambientale ed il rispetto delle risorse naturali e del territorio, è innanzitutto quella – partendo dai fattori esogeni – che gli abitanti di qualsiasi luogo siano coscienti e consapevoli dei molteplici valori dei patrimonio paesaggistico, territoriale ed ecologico di tali luoghi.

L’esigenza di una cultura green nasce dalla presa di consapevolezza che i dissesti ambientali e i problemi socioeconomici della nostra epoca dipendono proprio dal modello “di sistema” sinora dominante in occidente, i cui assunti – materialismo, scientismo, sviluppo economico illimitato, sfruttamento indiscriminato della natura, competizione sfrenata, individualismo egoico – non possono che condurre l’umanità verso situazioni sempre più conflittuali e violente e il pianeta Terra verso uno stato climatico ed ecologico non sostenibile per la vita della specie umana.

Cosa allora si può fare di concreto per muovere la coscienza collettiva su questa questione?

Diciamo che tra le varie proposte, si potrebbe sviluppare (a carico di qualche Realtà che sia interessata a diffondere questa coscienza) sia una educazione informale per la cittadinanza  – con una progettazione continuativa nel tempo – che passa tramite eventi pubblici gratuiti, meeting virtuali e presenza attiva sui social, e invece dedicare panel di aggiornamento (con contenuti di livello elevato) coerenti alle linee del piano strategico delle Riserve di Biosfera MAB, visto che in Italia sono ormai quasi una ventina  sia ai soggetti privati (imprenditori, associazioni di categoria, federazioni, enti) che agli amministratori pubblici e la classe politica in progress.

Tutto ciò con il doppio intento di fornire, sia maggiori strumenti ai decisori pubblici per lo sviluppo di azioni territoriali, ecofriendly e ispirate all’approccio sistemico, e dall’altro facilitare lo scambio delle conoscenze green tra le comunità, all’interno delle azioni di sostenibilità sociale in particolare verso i Comuni interessati dai MAB UNESCO, ovvero territori in cui il tessuto economico sociale si deve bilanciare sempre più con la conservazione della natura. In altre parole: sono luoghi in cui va rispettato il connubio tra uomo e ambiente naturale.

Solo però con le azioni che svolgiamo quotidianamente all’interno di un paradigma comportamentale sensibile ai sopracitati argomenti, possiamo sperare che la società civile possa rinforzare le proprie decisioni verso pratiche ambientalmente incisive. Solo così potremo consolidare un nuovo modello di vita e di società.

L’utilizzo sostenibile delle risorse non dipende solo dalle regole e dalle azioni materiali. Sono infatti le motivazioni ad operare le scelte sostenibili.

Questo nuovo modo di agire e di nuovi rapporti di condivisione, è lo step primario per riconfigurare l’economia, le imprese, la distribuzione, la vendita, la comunicazione, il marketing, e persino i consumi.

In Piemonte, dopo anni di silenzio, si torna a parlare di Riserva di Biosfera MaB CollinaPo. Un’area ampia – dall’Astigiano, al Vercellese al Torinese – che coinvolge  86 Comuni:  Albugnano, Andezeno, Aramengo, Arignano, Baldissero Torinese, Beinasco, Berzano San Pietro, Borgaro Torinese, Brandizzo, Brozolo, Bruino, Brusasco, Buttigliera d’Asti, Cambiano, Candiolo, Capriglio, Carignano, Carmagnola, Casalborgone, Casalgrasso, Caselle Torinese, Castagneto Po, Castagnole Piemonte, Castelnuovo Don Bosco, Castiglione Torinese, Cavagnolo, Cerreto d’Asti, Chieri, Chivasso, Cigliano, Cinzano, Cocconato, Crescentino, Gassino Torinese, Isolabella, La Loggia, Lauriano, Leinì, Lombriasco, Marentino, Mappano, Mazzè, Mombello di Torino, Moncalieri, Moncucco Torinese, Montaldo Torinese, Monteu da Po, Moransengo, Moriondo Torinese, Nichelino, None, Orbassano, Osasio, Passerano Marmorito, Pavarolo, Pecetto Torinese, Pino d’Asti,  Pino Torinese, Piobesi Torinese, Piovà Massaia, Poirino, Pralormo, Riva presso Chieri, Rivalba, Rivalta di Torino, Rondissone, Saluggia, San Benigno Canavese, San Mauro Torinese, San Raffaele Cimena, San Sebastiano da Po, Santena, Sciolze,  Settimo Torinese, Tonengo, Torino, Torrazza Piemonte, Trofarello, Venaria, Verolengo, Verrua Savoia, Villareggia, Villastellone, Vinovo, Virle Piemonte, Volpiano.

Ma perché tornare a parlare di quest’area così speciale, denominata Urban MAB dall’UNESCO che comprende comparti sia naturalistici che antropici, pari a una superficie complessiva di 171.233,85 ettari, suddivisi in core area (3.853,05 ha.), buffer (21.161,45 ha.) e transition (146.219,46 ha.)? 

Perché – guarda caso – oggi torna utile ricordarsele nel momento in cui si pensa di proporre tali territori come luoghi per realizzare il deposito nazionale dei rifiuti da radioattivi!

Nella storia della tutela ambientale è successo più volte che ci si ricordi di essere in una zona “speciale” solo quando le minacce arrivano all’orizzonte, senza aver fatto gran che prima per valorizzare o sostenere il fatto di vivere in una tale area di qualità. 

In questo caso poi sembra che il Ministero, affermi in modo miope che tutti i siti individuati in Italia non sono in siti UNESCO. Pare il dicastero abbia scordato che i MaB sono siti UNESCO. E ciò nonostante, in Piemonte sono state purtroppo individuate numerose localizzazioni dentro il sito UNESCO CollinaPo (a nord e a sud di Torino), per dipiù anche in vicinanza di aree metropolitane ad alta densità abitativa.

Sembra dunque si sia incorso nell’approccio vetusto, per il quale vengono considerati siti UNESCO solo i Patrimoni dell’Umanità, i WHL per intenderci, dimenticando non solo i programmi MaB (Man and Biosphere = siti di ampio respiro ambientale/naturale) ma anche i Global Geopark.

Nel nord Italia la vicenda è ampliata dal fatto che, ad esempio nel MaB CollinaPo – a parte alcuni sporadici esempi virtuosi come i momenti formativi condotti dal Comitato Territoriale IREN con Engim Piemonte (Chieri) (vedasi progetto / educational formativo Copegete ) e pochi altri, non parla di se stesso, e quindi non risveglia la memoria di alcuno! E’ chiaro che la dormienza dilaga sino ai piani alti, se la popolazione (che dovrebbe votare chi li amministra) non è cosciente dei diritti e doveri di un territorio MAB.

Tutto ciò a differenza di altre aree MaB italiane, caratterizzate da abitanti orgogliosi dell’essere parte di una Riserva di Biosfera, e dunque con un flusso frizzante di comunicazione e attività, come le Alpi Ledrensi e Giudicarie oppure l’Appennino Tosco Emiliano, il quale ha addirittura recentemente depositato un importante ed ambizioso progetto di ampliamento della Riserva.

Pare dunque prioritario quindi comprendere che sono soprattutto le azioni di carattere culturale quelle che di fatto possono assumere una importanza catartica sulla popolazione, molto più delle azioni di natura materiale, poiché sono in grado di coinvolgere direttamente il pensare, il fare e l’agire della gente.

E’ la consapevolezza condivisa che genera il collante.  Solo così possono germinare delle vere e proprie green communities.

Questo obiettivo è stato oggetto di attenzione anche nell’ambito del nostro ordinamento legislativo, che ha individuato una misura per agevolare forme di crescita della sensibilità allo sviluppo sostenibile (articolo 72 della legge 221 del 17.12.2015).

Le Green Community si formano, compattano e agevolano attraverso azioni / manifest-azioni che sviluppano l’attrattività di un pubblico generalista in grado di diventare parte attiva dello scambio dialettico tra Natura e Cultura, favorendo l’acquisizione di una maggiore coscienza sia individuale che collettiva – attraverso esperienze di partecipazione diretta, anche assai diverse tra di loro.

Si pensi, a proposito di Green Community e elementi naturali che nel 2018 a Torino veniva votata all’unanimità in Consiglio comunale la mozione “Istituzione di un Tavolo di Lavoro per la gestione e la fruizione del fiume Po nel tratto cittadino”.

L’obiettivo era quello di avviare un percorso di pianificazione e gestione del fiume, in accordo con gli Enti, le associazioni e i circolo remieri, per valorizzare questa risorsa, al pari di altre grandi capitali europee sorte lungo i fiumi.

Dopo l’alluvione del 2016 (quella in cui i battelli Valentina e Valentino sono naufragati ), occorreva garantire l’equilibrio con un corso d’acqua che può produrre alluvioni importanti, e contemporaneamente essere una vera occasione per sviluppare iniziative di cultura, arte e sport, essere motore di turismo e prezioso corridoio di biodiversità che attraversa la città. 

Purtroppo ad oggi nulla è stato fatto per raccogliere tali stimoli, né il  progetto della variante al Piano regolatore ha dedicato una riflessione adeguata al tema del rapporto tra città e fiume. E’ un altro dei temi da cui bisogna ripartire per il futuro del capoluogo piemontese, mettendo a sistema tutti gli aspetti collegati, come la rivalutazione del Parco del Valentino, la riapertura del lungo Po dei Murazzi, la navigazione fluviale.

Tornando al caso geograficamente più ampio di CollinaPo MAB in Piemonte, se vogliamo entrare nel merito dei luoghi definiti come “transition area” ( aree dove svolgere ricerca e innovazione per migliorare la sostenibilità e implementare la biodiversità) della Riserva di Biosfera MaB, oltre a valorizzare la cultura ambientale e la ricerca, va ricordato che sono prioritari il recupero ambientale e il ristoro dei danni ambientali arrecati da anni di attività poco rispettose dell’ambiente e degli equilibri ecologici. Quindi certo non costruire nuove discariche, men che mai di “natura” radioattiva!

Questo è il pensiero “cuore” che Valerio Giacomini, il teorico italiano dei MaB negli anni 70 e 80, sostenne con impegno in sede mondiale. Questa componente eco-logica ed eco-nomica è purtroppo ancora non capillarizzata come informazione di comunità. Si palesa quindi chiaramente l’urgenza, oggi più che mai, di una serie di azioni di educazione informale alla cittadinanza.

Pertanto è appena stato convocato, in modalità da remoto, il “Tavolo di trasparenza e partecipazione nucleare – mercoledì  20 gennaio – dalle ore 15 alle ore 18. L’incontro potrà essere seguito on line sulla pagina Facebook della Regione Piemonte.

Questo è il primo incontro informativo cui sono stati invitati, oltre ai soggetti che “storicamente” presenziano alle attività del tavolo, anche i rappresentanti degli enti locali (Province e Comuni) nei cui territori sono presenti aree individuate nella Carta Nazionale, pubblicata da Sogin il 5 gennaio scorso con il nulla osta del Ministero dello Sviluppo Economico e del Ministero dell’Ambiente. Carta nella quale tali aree MAB UNESCO sarebbero state definite “potenzialmente idonee” (???) a ospitare il Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi nell’ambito del Parco Tecnologico.

Durante tale incontro verrà illustrata da parte di Sogin (la società di Stato responsabile dello smantellamento degli impianti nucleari italiani e della gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi) e di Isin, la Carta e i criteri che hanno portato all’individuazione delle aree.

Sessantasette le zone individuate in Italia, 8 in Piemonte di cui 6 in provincia di Alessandria (Oviglio, Castelletto Monferrato-Alessandria-Quargnento, Fubine-Quargnento, Bosco Marengo-Frugarolo, Castelletto Bormida-Sezzadio e Bosco Marengo-Novi) e due in provincia di Torino (Caluso-Mazzè-Rondissone e Carmagnola). In quest’ultima, Carmagnola, il sito per il deposito cade addirittura “transition area”, ovvero area dove svolgere ricerca e innovazione per migliorare la sostenibilità e implementare la biodiversità.

A questo punto ci si augura davvero che tutti mettano buon senso, e che essere un MaB italiano risvegli l’orgoglio di tutti e la memoria dei governors, ricordando che per amare i nostri territori occorre difenderli e curarne i riconoscimenti internazionali, adempiendo fattivamente e proattivamente ai compiti che l’ UNESCO gli ha assegnato.