2 Giugno, 2020

Il lockdown raccontato attraverso gli oggetti

IL MUSEO DELLA QUARANTENA

Trento-Il Museo della Quarantena è un’iniziativa del Museo Diocesano Tridentino nata da un’idea: raccontare le lunghe settimane del lockdown attraverso gli oggetti che ci hanno accompagnato (e talvolta salvato) in questo strano e distopico periodo della nostra vita. È un piccolo progetto di carattere partecipativo che invita a riflette sui nuovi significati assunti dagli oggetti (ma anche da animali, luoghi e cibi) durante l’epidemia di coronavirus. La raccolta, lanciata attraverso i social dell’istituzione, sta crescendo rapidamente ed è diventata a tutti gli effetti un museo virtuale. Un museo al quale tutti sono invitati a partecipare perché non importa la natura dell’oggetto, l’unico vincolo per entrare a far parte della collezione è il significato assunto dall’oggetto in relazione all’esperienza del lockdown.

Chi ha voglia di ‘donare’ un’opera al Museo della Quarantena può inviare al Diocesano una fotografia corredata da una breve didascalia indicante autore dell’oggetto scelto, nome dell’oggetto, data di realizzazione dello stesso, stato di conservazione e soprattutto il motivo della scelta. Con queste informazioni il Museo compila una scheda dell’opera, adottando per oggetti di uso comune le formule normalmente applicate alle opere d’arte; l’operazione genera – volutamente – situazioni un po’ironiche, come nel caso del cavatappi o del Subbuteo, trattati alla stregua di dipinti e sculture.

Il Museo della Quarantenaè anche un contenitore narrativo, che ospita dentro di sé “opere” solo in apparenza slegate: osservando questi oggetti e riflettendo sul loro mutevole scopo e significato, questo spazio “virtuale” mira a dipingere un quadro unico della pandemia e del ruolo centrale che gli oggetti hanno giocano al suo interno. E dietro ogni oggetto ci sono persone, situazioni, solitudini, relazioni, passatempi, distanze, ricordi, sogni.