1 Dicembre 2021

Zarabazà

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Le Vie dei Tesori restaura tre gioielli con il supporto di Lottomatica Holding e dei giovani dell’Università di Palermo

Il contest on line premia le Sfingi dell’Orto Botanico a Palermo

un olio della Cappella della Mortificazione a Trapani

e la cupola del campanile del Carmine a Marsala

PALERMO Al termine della tredicesima edizione de Le Vie dei Tesori, tre gioielli torneranno a risplendere grazie al supporto di Lottomatica Holding, e con il coinvolgimento di giovani restauratori dell’Università di Palermo.

Adesso per i tre beni si prepara il cantiere di restauro, in collaborazione con l’Università di Palermo e il coinvolgimento di studenti formati e in formazione, per una scelta precisa del Festival che punta a dare opportunità ai giovani. Quest’anno, accanto allo staff che lavora tutto l’anno, sono stati oltre 500 i collaboratori del Festival, cui si sono aggiunti i volontari, i tirocinanti universitari, gli studenti in alternanza scuola-lavoro delle scuole, tutti formati e assicurati. “Ragazzi straordinari – dice Laura Anello, presidente della Fondazione Le Vie dei Tesori – ai quali cerchiamo di offrire opportunità, nello spirito di una manifestazione nata da un gruppo di professionisti che ha fatto una scelta di cittadinanza attiva per la propria terra. Ragazzi che riscoprono attraverso l’esperienza del Festival la consapevolezza delle potenzialità di un Sud orgoglioso della propria storia, fuori da logiche di rassegnazione, per un grande progetto di educazione al patrimonio. Adesso saranno adesso coinvolti in questa campagna di restauri di beni che hanno un forte valore identitario per le comunità. Ringrazio Lottomatica che ha condiviso la nostra mission affiancandoci in questo progetto, e che ha deciso di sostenere i restauri”.La votazione on line ha fatto seguito alla grande partecipazione collettiva delle città al Festival, che quest’anno ha registrato oltre 400 mila ingressi: Trapani è già alla sua seconda edizione e quest’anno ha visto una crescita importante raggiungendo i 16.506 visitatori, mille in più dello scorso anno. E Marsala non è stata da meno: prima tra le “debuttanti” con 8322 presenze. In tutte e due le città c’è stato un vero passaparola tra i follower e in tantissimi hanno voluto partecipare al contest: il restauro dei beni apparterrà virtualmente a tutti i cittadini. 

Palermo 1\10\2018 ( FOTO PETYX PALERMO) Le Vie dei tesori Trapani Agrigento Caltanissetta nella foto: la chiesa della Mortificazione di Trapani

Il contest on line lanciato sul portale del Festival, che ha totalizzato oltre diecimila voti, ha premiato tre beni: un olio prezioso della Cappella della Mortificazione di Trapani, il Campanile del Carmine di Marsala, le Sfingi dell’Orto Botanico di Palermo. L’olio della Cappella della Mortificazione è un dipinto realizzato tra il XVI e il XVII secolo da autore ignoto, che raffigura “La Pietà con le sante Lucia e Agata”: ha urgente bisogno del recupero che permetterà di rileggere le figure. È stato il tesoro in assoluto più votato dal popolo social del festival chiamato a scegliere il bene da restaurare. E la tela è stata scelta dal 41,50 per cento dei votanti, distaccando di pochissimo la cupola del campanile del Carmine di Marsala – uno dei siti più curiosi e intriganti aperti durante il festival, per sole due persone alla volta –  che lo ha tallonato per tutto il contest e ha chiuso con il 40,9 per cento dei voti. Terze – con l’8,9 per cento dei votanti – le maestose Sfingi settecentesche in pietra di Billiemi dell’Orto Botanico di Palermo.

TRAPANI

L’olio su tavola della Cappella della Mortificazione

È un vero regno della Morte: tutto vi allude, ogni simbolo, ogni passaggio. Sontuosa, bellissima, la Cappella della Mortificazione è un piccolo scrigno di architettura e di arte, inglobato nel complesso dei Domenicani, dietro l’abside della chiesa di San Domenico. La cappella apparteneva ai membri della Congregazione del SS. Crocifisso della Mortificazione, che erano soliti sottoporsi a esercizi penitenti sul corpo. È stata realizzata nel XVIII secolo (tra il 1715 e il 1730) su progetto dell’architetto trapanese Giovanni Biagio Amico. Preceduta da un vestibolo, ha una copertura a botte ribassata, ornata con dipinti e stucchi. Alle pareti, rivestite di decorazioni lignee con colonne, lesene, festoni e rocaille, si trovano tele settecentesche che raffigurano scene della Passione di Cristo, che soltanto di recente sono ritornate al loro posto. Il dipinto che ha urgente bisogno di restauro è un bellissimo olio su tavola realizzato tra il XVI e il XVII secolo da un autore ignoto, e raffigura “La Pietà con le sante Lucia e Agata”;  si trova sulla parete di ingresso della cappella. La pellicola pittorica in più punti è compromessa (alterata oppure ossidata dagli agenti atmosferici) o addirittura caduta, e questo non permette più la leggibilità delle figure.

MARSALA

La cupola del Campanile del Carmine

Il famoso campanile del Carmine, che dal Villabianca viene descritto come uno “de li meravigliosi monumenti della  lilibetana città di Marsala”, è a base ottagonale e colpisce per la sua scala interna elicoidale in arenaria, un vero capolavoro soprattutto quando la luce si infrange sui gradini e crea particolari effetti cromatici. Il campanile, ritenuto fino a poco tempo fa una delle torri di guardia dell’antica città, fu costruito invece nel 1513 e fa parte del complesso dell’Annunziata dei frati Carmelitani; spicca da lontano per la sua cupoletta, ricoperta da maioliche verdi. E proprio quest’ultima ha urgente bisogno di restauro: la Diocesi di Mazara di recente ha consolidato la struttura per permetterne l’apertura al pubblico, e sono stati ripristinati gli infissi originari, ormai ossidati. Necessita però del consolidamento degli intonaci della calotta interna. Che non vanno raschiati o asportati (sono antichi e di bellissima fattura) ma spazzolati, puliti e trattati in maniera adeguata. Inoltre va pulita e impermeabilizzata la base d’appoggio della calotta esterna della cupola, per evitare altri danni e infiltrazioni all’interno.

PALERMO

Le sfingi del Gymnasium dell’Orto Botanico

Le due sfingi in pietra di Billiemi (calcare compatto), scolpite da Vitale Tuccio per l’ingresso del Gymnasium, furono realizzate tra il 1789 – quando iniziò la costruzione degli edifici principali dell’Orto Botanico- e il 1795, anno della sua inaugurazione. Simboleggiano le incognite della scienza e la sfida ambigua che la sua progressiva conquista pone al genere umano. Nell’Europa dell’Illuminismo un elemento ricorrente, sia per la moda dell’Egitto dopo le prime scoperte archeologiche, sia per il diffondersi della massoneria con i suoi simboli. Le sfingi necessitano di un delicato restauro che colmi le lacune e riporti la pietra al colore originario. L’Orto botanico fu voluto da Francesco d’Aquino, principe di Caramanico, viceré di Sicilia, Gran Maestro di una loggia di ascendenza francese. Oltre a offrire 2100 onze come contributo personale, ottenne da re Ferdinando una donazione di ulteriori 9000 onze. L’Orto fu dotato di un Gymnasium e di due corpi laterali, Tepidarium e Calidarium, in stile neoclassico, su progetto dell’architetto francese Léon Dufourny, con Pietro Trombetta, Domenico Marabitti e Venanzio Marvuglia.