Le dichiarazioni di Pacifico sugli artisti ospiti a “La Settimana Pacifica”.

«La Settimana Pacifica è per me la pigna di pacchetti natalizi sotto l’albero. Per il luogo dove si svolgerà, innanzitutto. Il Teatro Filodrammatici, piccolo e inarrestabile cuore della Milano artistica e culturale. Intorno e dentro questo teatro appoggiato alla Scala studenti, attori di fama mondiale, insegnanti che ancora credono nel potere della messa in scena come arma di ristrutturazione di massa.  Il Filodrammatici è nel centro della città dove sono nato, che ha accolto i miei genitori, naviganti a vista sul dorso della grande ondata immigratoria interna del secolo scorso. Milano, che vedevo da lontano, che raggiungevo dalla periferia, ma che è sempre stata prodiga con me di opportunità e incontri.

Tra i regali sotto l’albero ci sono poi gli artisti che saranno con me in scena, ogni sera un ospite. Sono artisti con i quali ho avuto la fortuna di collaborare, o coi quali speravo accadesse di dividere il palco.

MALIKA AYANE, la sua voce, il bagliore più forte in mezzo a tutto lo scintillio di paillettes che porta in scena. Il suo humour, la sua penna, il suo frasario che sfugge al meccanismo delle canzoni per come le conoscevo. La sua fermezza, la sua applicazione, ma anche l’attenzione per gli amici e i collaboratori, a cui dispensa rimedi medicinali o gastronomici. Onorato di averla con me a battezzare la Settimana Pacifica.

SAMUELE BERSANI, fratello alla volta maggiore o minore. Che si assenta a lungo e manca a tutti. Negli anni in cui latita lavora sempre, lo vedo coi miei occhi. Sbircia intorno e raccoglie briciole, modi di dire, imbarazzi, abitudini disperate e rivincite da niente. Poi raccoglie mezze frasi e scarabocchi, le impila e libera per strada un Gigante di canzone.

GIANNA NANNINI, una sorpresa, come sempre. Mi pare più veloce del tempo. Non si ferma mai a guardarlo passare, gli salta addosso, spreme ogni minuto dall’orologio. E poi la voce. Che spalanca le finestre, che sospende le preoccupazioni, che ti fa mimare la chitarra a gambe larghe in salotto mentre ci canti sopra. Sarà un onore averla con me nella Settimana Pacifica.

FRANCESCO DE GREGORI, che scrive limpido, preciso, potente, delicato, da decenni. Ed è ancora integro, pieno di promesse, vincente nel Gran Premio della Longevità Artistica. Scrivo poco per la riservatezza sua ma anche per quella mia, che diventa silenzio di fronte alle grandi emozioni, perché saranno quelle a manifestarsi sul palco vedendomelo a fianco.

GIULIANO SANGIORGI, pieno di talento, che in lui ha la forma del cuore bello grosso e pulsante prima che questa diventasse una emoticon. Soffre a negarsi, a non distribuirsi. Un grande autore e performer che migliora sempre, una voce che sarà bello ascoltare con gli anni. Perché, oltre ad avere il potere di spalancare le finestre con le canzoni, ha dentro un mistero ancora da svelare, quello millenario del sud.

C’è fuoco e preghiera in quella voce.

FRANCESCO BIANCONI, raffinato, spietato e compassionevole. Ogni pezzo che scrive mi commuove. Canzoni colte contrabbandate da motivi saltellanti. Riesce a mettere insieme il ballo, lo straniamento da psicofarmaci, il Grande Ineluttabile Destino. Non si serve del meccanismo della rivincita, chi cade nel pozzo artesiano lì resta. Ma quella che descrive è la storia di tutti, come fanno i più bravi ti invita in una stanza in cui ognuno è nudo.

NERI MARCORÈ, amico da anni ormai, che mai mi ha fatto mancare il suo sostegno. Sempre giusto, sempre misurato, se recita, se suona, se canta, se organizza, se cazzeggia. E’ autorevole sia che stia tramandando Gaber o De André, sia che si stia producendo in una gag improvvisata. Amatissimo, porta con se una grande tradizione attoriale, è diretto discendente di quei grandi talenti dalle mille facce che vedevamo in scena negli show del sabato sera in bianco e nero. Sono felice di averlo al mio fianco a chiudere questa settimana francamente incredibile.

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